sabato 19 luglio 2014

Fiordilatte o fiordipanna




Se dico Bianco a cosa pensate?
Ai fiocchi di neve in inverno.
Alle lenzuola fresche di bucato stese al sole.
A delicate margherite, che fanno capolino fra il verde degli steli d'erba.
Al pelo morbido e candido di un gatto acciambellato sulle vostre ginocchia.
Ad una tela bianca, che attende solo di essere dipinta.
Alle meringhe che accompagnano il caffè.
Alle volute che si vengono a creare quando si monta la panna.
Alla farina, leggera e soffice, che crea contrasto sul tagliere in legno.

Al gelato per eccellenza.
Gelato fior di latte o fior di panna.
Poi qualcuno un giorno mi dirà come, esattamente, questo gusto si chiami, ma poco importa, tanto il nome non sottrae bontà e sapore.
Il gelato che si conosce sin da bambini, il gelato dell'infanzia e che all'infanzia rimanda.
Bianco e candido.
Dolce e buono.
Perfetto da solo, o accompagnato con frutta fresca o caffè fumante.
Che già solo a vederlo li, un pochino il buonumore non può che arrivare.

Sapete che ho una gelatiera e che mi diletto a fare il gelato per tutta la stagione estiva, è un qualcosa che mi da piacere.
Se vi interessano le mie ricette le trovate qui e qui, ma quella di oggi secondo me è la ricetta per eccellenza.

Perfetta, perchè trovate qualcuno che non ami il gelato a fior di latte.
Ecco, vi siete guardati intorno e non avendolo trovato, non vi resta che leggervi e gustarvi la ricetta.

200 gr. di Panna
330 gr. di Latte
120 gr. di zucchero
1 cucchiaino di farina di semi di carrube

In un pentolino versare il latte e la panna, porlo sul fuoco a fiamma moderata e portare il composto quasi a sfiorare il bollore.
A questo punto versare lo zucchero e la farina di semi di carrube ed emulsionare con un mixer ad immersione per un paio di minuti o fino a quando il composto non sarò bello “schiumoso”.
Lasciar raffreddare bene bene e solo quando è freddo versare nella gelatiera e far andare fino a quando il gelato non sarà bello spumoso.

p.s. la ricetta è un riadattamento di una ricetta di Martinetti. Nella sua c’era anche il latte in polvere.



martedì 15 luglio 2014

Focaccine alle cipolle




Io non amo le cipolle, quindi non chiedetemi come siano venute queste focaccine, ma considerando che non ne sono avanzate, suppongo che incontrassero abbastanza il favore del pubblico.

Con il trasloco a casa nuova, abbiamo allestito il nostro piccolo orto, quindi quest'anno abbiamo tante belle e buone verdurine.
Siamo oltre il km 0, siamo direttamente al metro 0.



E le cipolle che vedete qui fotografate, sono delle splendide cipolle Borrotane che vengono direttamente dall'orto di casa, e cosa fare con queste deliziose cipolle se non delle piccole focaccine, adatte ad un aperitivo, ad una merenda o a qualsiasi momento della giornata in cui si ha voglia di qualcosa di buono.

Per gli amanti della cipolla, a quanto pare nulla sia più buono della focaccia alle cipolle, almeno questo mi è stato detto, e mi è stato anche detto che faccio una focaccia buonissima.
Io a voi lascio la ricetta, poi fatemi sapere come è venuta.


per l'impasto delle focaccine

250 gr. farina manitoba
250 gr. farina 0
100 gr. farina integrale
300 ml di acqua tiepida
15 gr. di lievito di birra
un cucchiaino di zucchero di canna
10 gr. di sale marino integrale
5 cucchiai di olio evo


In una ciotola mettere parte del''acqua tiepida, sbriciolare il lievito con lo zucchero di canna (lo zucchero fa attivare meglio il lievito) e far riposare per una decina di minuti scarsi.
Dopo il riposo del lievito, mettere nella ciotola della planetaria le farine, l'olio evo ed infine aggiungere il lievito, la restante acqua ed iniziare ad impastare.
Quando l'impasto inizia a formarsi, aggiungere il sale.
Far lavorare l'impasto per una decina di minuti e quando è bello liscio, trasferire in una ciotola unta d'olio, coprire con pellicola e far lievitare fino al raddoppio.

Mentre  l'impasto piano piano lievita, occuparsi delle cipolle

4/5 cipolle bianche di tipo Borrotane ( o quelle che avete in casa)
olio evo
un cucchiaino di zucchero di canna
sale q.b.
1 cucchiaino di aceto balsamico

Pulire bene le cipolle e tagliarle a rondelle sottili.
In una padella antiaderente mettere l'olio EVO e accendere il gas a fuoco dolce, unire le cipolle, con lo zucchero ed il sale ed un paio di cucchiai d'acqua e lasciare cuocere a fuoco dolce fino a quando non sono belle stufate.
Quando le cipolle saranno morbide aggiungere il cucchiaino di aceto balsamico e far andare ancora per 5-10 minuti o fino a quando non evapora.

Torniamo alle focaccine

Mentre le cipolle si raffreddano, prendiamo il nostro impasto, che a questo punto sarà bello che lievitato e lo dividiamo in panetti da 80-90 gr (facciamo in modo che siano tutti più o meno uguali in modo che la cottura sia uniforme), tiriamo ogni panetto dandogli la forma di un "ovale schiacciato" e con le punta delle dita facciamo dei piccoli fori sulla superficie.
Possiamo fare questo lavoro direttamente sulla teglia ricoperta di carta forno, per evitare di toccarle troppo.
A questo punto mettere le cipolle su ciascuna focaccina e schiacciarle un pochino affinchè entrino bene nell'impasto.
Versare ancora un filo d'olio su ciascuna focaccina ed infornare a 200 gradi in forno preriscaldato per circa 15 minuti o fino a quando non saranno belle dorate.

venerdì 11 luglio 2014

Libri sotto l'ombrellone

Oggi nessuna ricetta, non perchè il blog vada in vacanza; per quello abbiamo ancora un pochino di tempo anche se fervono i preparativi, ma perchè oggi siamo ai consigli di lettura.
Ma proprio nell'ottica delle vacanze, oggi passo la parola a Fabiana, che è già stata ospite di queste pagine perchè che vacanza sarebbe se non ci fosse una top ten dei libri da leggere sotto l'ombrellone, a bordo piscina, all'ombra di un albero in montagna o anche solo sul divano di casa?

Ed ecco a voi il suo post: 



Finalmente venerdì pomeriggio è iniziata la mia tanto attesa estate e il giorno prima ho finito anche di leggere la trilogia del “Signore degli Anelli” (di cui vi parlerò prossimamente), che da gennaio mi teneva compagnia, mi appassionava ma anche mi ossessionava per la sua lunghezza. Il mio intento era di finirlo entro il 15 maggio, giorno di chiusura dei programmi, così che poi potessi dedicarmi interamente alla tesina sul genere fantasy e sui giochi di ruolo. Ero anche in anticipo sul piano di lettura prima delle vacanze di Pasqua, ma durante le stesse ho iniziato a non leggerlo e ho accumulato ritardi su ritardi. Così alla fine ho smesso di leggerlo tutti i giorni e mi sono ritrovata a leggere le ultime dieci pagine giovedì scorso.
Dopo questa pesante esperienza letteraria ho avuto un’altra conferma che non sono fatta per leggere una serie dall’inizio alla fine, perché dopo un po’ mi annoio e inizio a guardarmi intorno, alla ricerca di altre storie, altri personaggi e altre ambientazioni, soffocata dalla storia.
Infatti, oltre ad essere libera dalla scuola, ora mi sento libera anche nella lettura e pronta ad affrontare un’estate letteraria senza costrizioni.
Mentre leggevo “Il Signore degli Anelli” la mia già lunga lista di libri da leggere si è allungata ancora di più, ma per ora i favoriti sono questi, tra i quali il primo l’ho già iniziato tempo fa ma poi l’ho interrotto:


   “Metamorfosi”di Ovidio (da non confondere con le celebri “Metamorfosi” di Apuleio, detto anche “L’asino d’oro”, Ovidio è arrivato prima e sono due stili e trame totalmente diversi). Decine e decine di storie della mitologia greco-romana, in particolare di trasformazioni di uomini e dei in animali o piante, racchiuse in un libro e abilmente concatenate tra di loro per non lasciare nemmeno un attimo di respiro tra l’una e l’altra, così che la storia sembri dall’inizio alla fine un’unica Metamorfosi. Io amo la mitologia e questo libro sembra proprio un’enciclopedia dei personaggi epici.







          “Alicenel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll. Una storia che fa parte della mia infanzia, come quella di molti immagino, e sono fiduciosa che il viaggio di Alice in un paese fantastico non mi deluda neanche in forma scritta, anche se so che il libro è molto più serio delle sue riproduzioni cinematografiche.




       “Piccole donne crescono” di Louisa May Alcott. Questo libro l’ho programmato di leggere mesi fa, ma c’era sempre qualche altra lettura che me lo ha impedito. Ora finalmente riuscirò a scoprire come cresceranno le quattro protagoniste e il loro amico Laurie e se riusciranno a realizzare i loro sogni. “Piccole donne” terminava preannunciando il matrimonio di Meg, descrivendo l’ottimo rapporto tra Jo e Laurie, e Beth ormai sulla via della guarigione. Non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà.




          “Flatlandia”di Edwin A. Abbott. Un mondo bidimensionale in cui le persone sono figure geometriche e in cui chi ha più lati è più importante, mentre le donne sono segmenti (no comment sul maschilismo…) come può diventare una riflessione sulla falsità e sull’ottusità della società dell’Ottocento? Intrigante.
Ma al di là del lato serio, l’ambientazione mi attira tantissimo! Infatti può anche essere
considerato un piccolo trattato di geometria.





    “Colazioneda Tiffany” di Truman Capote. Dopo aver visto con piacere diverse volte il film, non potevo non essere incuriosita dal libro che l’ha ispirato. La storia di un’anima libera, ma imprigionata dalla stessa maschera di lucida follia che si è costruita per evitare di soffrire e che forse solo un’altra anima con la stessa ambizione riuscirà a liberarla. E la disilluderà dalla ricerca di ricchezza, mostrandole che essa non crea felicità.



    “Lecosmicomiche” di Italo Calvino. Il primo racconto di questa raccolta l’ho letto per caso in prima superiore sul mio libro di letteratura: si intitolava “Tutto in un punto” e descriveva in chiave comica una vita impossibile prima del Big Bang, quando tutto l’universo era contenuto in un unico punto. Calvino agisce così per ogni racconto: sceglie una teoria fisica e ne trae conseguenze assurde, così che il lettore se ne avvicini in modo piacevole.





    “Iceberg”di Clive Cussler. Un’altra avventura dall’affascinante Dirk Pitt e del vigoroso Al Giordino (ovviamente il migliore secondo me), stavolta alle prese con un enorme iceberg al cui interno è imprigionata una nave. Se rispecchia lo stile consueto dell’autore, e penso proprio di sì, si preannuncia un’avventura carica di adrenalina, colpi di scena, misteri, sparatorie ma anche ovviamente le romantiche gesta di Dirk Pitt, che troverà un’altra ragazza in pericolo da soccorrere.



         “Seuna notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Quando ho proposto questo libro a mia cugina per metterlo nel blog, ha iniziato a descrivermi quanto fosse insensato e come tutta la sua classe al liceo avesse detto alla prof (che aveva fatto la tesi di laurea sullo stesso libro) che facesse schifo. Bene, ottimo incoraggiamento… Io ho letto solo l’inizio che c’è sul mio libro di letteratura e la parte teorica riguardante, devo dire che mi incuriosisce abbastanza e penso che se letto nell’ottica che è un libro senza trama, se non per la storia del lettore stesso che lo sta leggendo, possa essere molto carino.



         “Oberon il giovane mago” di Ian Page e Joe Dever. Il primo libro-game che mi avventuro a leggere.  Per chi come me non è nato negli anni sessanta: il libro-game è un libro senza una trama delineata, ma con una serie di scelte che il lettore può prendere e che lo porteranno a diversi finali (per maggiori informazioni potete leggere qui). In questa avventura il lettore impersona il mago Oberon che deve sconfiggere il re negromante Shazarak, ma se ci riuscirà o morirà nel tentativo dipende solo dalle scelte del lettore. Mi incuriosisce tantissimo!



      “Il tempo delle rose”di Michael Hoeye. L’ultima delle quattro avventure di Hermux Tantamoq, che erano iniziate con “Il tempo non si ferma per i topi”. L’ormai coraggioso topo orologiaio è finalmente fidanzato con la bella aviatrice Linka, ma dovranno affrontare un’altra bravata di Tucka, che vuole arricchirsi a spese della gente, prima che i due innamorati possano coronare il tanto atteso sogno d’amore. Leggendo solo la trama, questi libri appaiono spesso molto superficiali, ma i primi tre sono piccoli gioiellini e il quarto sono sicura che non mi deluderà. Sono semplici e piacevoli come pochi altri, ricchi di particolari in linea con il carattere puntuale e impeccabile del protagonista e che te lo fanno adorare, ma senza innamorartene come in un romanzo sentimentale. Lo adori per le sue debolezze e il suo coraggio duramente conquistato, e alla fine ti affezioni anche a Tucka, ottenebrata dalla smania di bellezza ma incapace di cogliere la vera bellezza.
 



domenica 6 luglio 2014

GELATO AI MIRTILLI





C'era una volta una pianta comprata in un vivaio, che fu portata in una casa dove nessuno se ne curò troppo.
Non era amata e non era coccolata, ma la piantina non si arrese e sopravvisse alla torrida estate ed al vento autunnale.
L'inverno la provò con l'aria fredda ed il gelo e quando tornò la primavera, i proprietari vedendola ridotta ad un bastoncino secco decisero che da lì a breve l'avrebbero tolta dal vaso, per farla diventare legna.
Ma i rami secchi della piantina cominciarono a ricoprirsi di piccole foglioline verdi.
Era la primavera e la pianta stava germogliando, proprio davanti agli occhi dei proprietari che non avrebbero scommesso su di lei nulla.
E passata la primavera, la pianta era ricoperta di splendide foglie verdi e fra di esse facevano capolino delle gemme scure e brillanti.
Piccole gemme che la pianta donava a chiunque li volesse assaggiare.
Erano deliziosi mirtilli.
I proprietari della pianta, capirono quanto la pianta fosse forte e quanto erano prelibati i doni che aveva generato e da quel giorno la curarono con amore.
E la piantina, per ricompensarli delle cure amorevoli che da quel giorno aveva ricevuto, ogni anno donava loro un cestino di splendidi mirtilli.



La favola finisce qui; la storia della pianta è andata più o meno così.
Io la comprai un anno in un vivaio e la regalai ai miei (all'epoca non avevo un giardino), e sebbene all'inizio non fossero contenti di avere un altra pianta da curare, ora hanno comprato a questa splendida signorina, tre sorelline con cui crescere.

E quest'anno con gli splendidi mirtilli prodotti ho fatto questo buonissimo gelato.

La ricetta viene da qui

125 g di mirtilli
125 g di latte
75 g di zucchero
½ cucchiaino di scorza di limone grattugiata


PREPARAZIONE

Portate a bollore in un pentolino 150 ml d’acqua mescolata con lo zucchero. Aggiungete i mirtilli, fateli cuocere per mezzo minuto e poi levate dal fuoco. Una volta freddo, frullate lo sciroppo fino a ricavare un composto uniforme.
Unite al frullato il latte mescolato con la scorza di limone e mettetelo a riposare in frigorifero per un’ora circa.
Sistemate il composto in gelatiera e lavoratelo fino alla formazione del gelato.




martedì 1 luglio 2014

Pancarrè homemade con farina integrale e semi


She had loved Jace for what felt like a long time now, loved him so much that sometimes she felt like she might die from it, because it was something she needed and couldn’t have. But that was gone now: desperation replaced by peace and a quiet
happiness. Now that she no longer felt that every moment with him was snatched from the possibility of disaster, now that she could imagine a whole lifetime of times with him that were peaceful or funny or casual or relaxed or kind, she wanted nothing more than to walk down to the farmhouse lake with all of her friends and celebrate the day.


Metti un pomeriggio, uno di quelli in cui il tempo ti sembra scorrere più lentamente rispetto al solito; metti una poltrona a cui sai che non saprai resistere dal desiderio di accoccolartici sopra; metti un cielo grigio con cariche nuvole temporalesche, che da un momento all'altro ti aspetti un temporale, ma che non arriva perchè il sole non si arrende a stabilire la supremazia in cielo; metti un libro che è l'ultimo di una saga che hai letto, e che talmente curiosa di sapere cosa succede sei pronta a leggerlo anche in inglese.
Ed ecco il pomeriggio ideale per perderti fra le pagine di un libro, lasciare che ogni riga ti rapisca ed ogni parola ti porti a volerne sapere di più e sai che se leggi troppo in fretta il libro finirà prima e ti lascerà l'amaro in bocca, ma la bramosia di sapere cosa succederà è troppo intensa e non riesci a mettere freno ai tuoi occhi che scorrono sulle parole per vedere come la trama avanza.
Ma metti anche il desiderio di voler cucinare qualcosa, e cosa di meglio a questo punto di un bel lievitato, che mentre piano piano nella sua ciotola cresce, ti permette di perderti nei meandri del libro, e poi se ci aggiungi anche i semini, la farina integrale ottieni qualcosa di veramente buono e capace di regalarti un'altra coccola da non sottovalutare.

PANCARRE' HOMEMADE CON FARINA INTEGRALE E SEMI

250 gr. farina rinforzata
150 gr. farina integrale
100 gr. Farina di Farro
200 gr. acqua tiepida
70 gr. latte
7-10 gr. Lievito di birra fresco
30 gr. olio di girasole
1 cucchaino di miele
1 cucchiaino di sale
40 gr. Semi di Lino
40 gr. Semi di Zucca


Un paio di ore prima di fare il pane, prendere i semi di lino e lasciarli a bagno con un po' di acqua.
Passato un tempo di due ore scolarli tramite un coline.
Sciogliere il lievito di birra in una parte dell'acqua tiepida.
Nella planetaria versare le farine, il cucchiaino di miele, il latte a temperatura ambiente, l'olio e l'acqua ed il lievito ed iniziare ad far amalgamare gli ingredienti con il gancio.
Quando l'impasto è amalgamato, aggiungere il cucchiaino di sale e continuare a lavorare con la planetaria fino a quando non sarà liscio e omogeneo.
Aggiungete i semi di lino e i semi di zucca.
A questo punto prendere l'impasto e metterlo a lievitare per in una ciotola fino a quando non sarà raddoppiato. *
Una volta trascorso il tempo prendete l'impasto e stendetelo sul piano di lavoro con un mattarello**.
Cercate di far uscire tutta l'aria e tirate l'impasto in un'altezza di circa 1 centimetro.
Ora prendete l'impasto ed arrotolatelo stretto stretto su se stesso fino ad ottenere un cilindro ben compatto e mettetelo a lievitare in una teglia da plum cake foderata di carta forno fino a quando non raddoppia.
Dopo che l'impasto ha raddoppiato il suo volume mettete a cuocere in forno a 180 gradi per 35-40 minuti fino a quando non sarà ben cotto.
Dopo che l'avete sfornato lasciatelo raffreddare su una gratella e non tagliatelo fino a quando non sarà freddo.
Mi raccomando resistete al desiderio di tagliarlo subito e lasciatelo raffreddare bene bene, ne va della sua bontà.
E' buono sia con il "salato" che con il "dolce".
* io ho messo pochissimo lievito, per cui la lievitazione è stata molto lunga. Aumentando le dosi diminuiscono i tempi di lievitazione.
** se l'impasto raggiunge il tempo di lievitazione, ma non avete il tempo di lavorarlo, potete rialmalgamarlo velocemente e far “ricominciare” la lievitazione. Tenete presente che la seconda lievitazione, sarà più rapida della prima.


La ricetta di partenza è la stessa che trovate in un altro post del blog, ho solo cambiato il tipo di farina e aggiunto i semini.