martedì 25 luglio 2017

STECCHE DI PANE ALL’OLIO D’OLIVA E CON POMODORINI



Ho riacceso il forno, perché quando impasto trovo davvero il mio equilibrio con il mondo e provo ad essere felice.
E’ un periodo di profonda tristezza e fatica, ho pensato più volte di abbandonare il blog; ma in questi anni gli ho dedicato tempo e vi ho risposto speranze.
Ho scritto, commentato, pensato, è un compagno e un posto dove posso esprimere e raccontare, sperimentare e far conoscere.
Quindi sebbene con grande fatica, per il momento nel limite del possibile continuo a dedicarmici.

Ma bando alla tristezza ed ai pensieri negativi, ecco a voi la ricetta di oggi.

Viene da qui, io l’ho solo modificata leggermente, quindi per l’originale consultate il sito, per la mia versione leggete di seguito



Ingredienti per 4 stecche:


100 gr. farina di semola rimacinata
200 gr. farina 0
100 gr. farina di manitoba
350 gr. acqua tiepida
4 gr. di sale
1 cucchiaino di zucchero di canna
8 gr. di lievito di birra
olio q.b.
sale grosso qb.
pomodorini Pachino per decorare

PROCEDIMENTO


In una ciotola capiente versare l’acqua  e scegliervi il lievito insieme allo zucchero.
A questo punto aggiungere le farine e sopra le farine mettere il sale fino (fate attenzione che il sale non venga in contatto diretto con il lievito)
Mescolate con un cucchiaio di legno; si otterrà un impasto molto appiccicoso e ruvido.
Non vi preoccupate, è giusto così.
Coprire la ciotola con una pellicola trasparente e fate lievitare per circa due ore in un luogo tiepido ed al riparo dalla corrente.
Passato il tempo, l’impasto sarà raddoppiato ed è pronto per la successiva fase di lavorazione.
Sul piano di lavoro stendete della pellicola (abbastanza ampia da contenere l’imposto rovesciato) e ungetela con dell’olio evo e rovesciare l’impasto.
Fate le “3 pieghe” al fine di ottenere un rettangolo e poi rifarle nuovamente, per un totale di due volte.
Cospargete con olio evo e sale grosso.
Coprite di nuovo con della pellicola e fate lievitare per circa un’oretta.
Poco prima della scadenza dell’ora accendete il forno a 230 gradi.
Passato il tempo con molta calma tagliate l’impasto in 4 pezzi sul lato lungo, in modo da ottenere quattro “filoncini” e poi delicatamente disporli su una teglia foderata di carta forno.
Io ho tagliato e separato i filoncini sula pellicola unta e poi rovesciati delicatamente tuti insieme sulla carta forno e le ho riseparate di nuovo.
Spennellare con filo d’olio la superficie e su due delle 4 stecche ho messo i pomodorini pachino tagliati a metà spingendoli bene nell’impasto affinché non scappassero in cottura.
Infornare in forno caldo ed abbassare a 200 gradi (il mio forno tende a bruciare, valutate la cottura con il vostro) e cuocete per circa 15 minuti o fino a quando non saranno belli dorati.
Lasciar raffreddare e buon appetito!

lunedì 10 luglio 2017

e voi l'avete una frase che vi fa riflettere?

Qual’è la frase preferita dei vari libri che avete letto o dei film che avete visto?
La frase che siete sicuri che vi abbia segnato, non una citazione, ma una frase di un libro.
Una frase che solo chi ha letto il libro può capire, non una citazione, quelle che invadono Facebook e gli altri social, ma qualcosa che quando vi torna in mente, diventa la chiave per pensieri e riflessioni.

La mia frase è quella che vedete nell’immagine allegata, e per chi non fosse appassionato proviene da Harry Potter.
Fa parte del dialogo fra Silente e Piton, il dialogo fra il primo il mago buono per eccellenza ed il secondo il mago giudicato cattivo per quasi tutta la saga.
Il secondo con questa frase rivela che ha amato una sola donna, tutta la vita e la ama ancora oggi.
“dopo tutti questi anni? “ “sempre”.
Ma basta l’amore ad essere felici?
No…l’ha amata da quando era bambino, ma lui è l’uomo che la condanna a morte, l’uomo che lascia orfano suo figlio eppure l’ama, l’ha sempre amata e dopo tutti gli anni che passano sceglie quella conversazione per dire “sempre”.
Sempre l’ha amata e continuerà ad amarla, sempre porterà il peso delle scelte sbagliate che ha fatto.

Ho sempre pensato che il vero amore, fosse il balsamo della vita, ora penso che il vero amore non sia per tutti, ma per pochi.
Magari hai la fortuna di incontrarlo, ma non al momento giusto e quindi non lo puoi vivere e finisce per intossicarti la vita.
Il vero amore può anche non darti la vera gioia, ma dolore, distacco e tristezza.
Può distruggerti la vita o puoi distruggertela da sola.
Puoi pensare di agire bene, ma alla fine avrà le sue spine e le sue ferite e le cicatrici che ti porta, con quelle dovrai imparare a conviverci.

Penso che la vera conquista, sia la libertà di vivere un amore senza catene, senza costrizioni.
Ma esiste?
O ci è dato per un tempo e poi anch’esso volente o nolente si incastra nelle pieghe del quotidiano fino a perdere la sua scintilla.

domenica 18 giugno 2017

CONSIGLI PER LA LETTURA: Che idea! Le invenzioni che hanno cambiato il mondo

CONSIGLI PER LA LETTURA:
Che idea! Le invenzioni che hanno cambiato il mondo
Christian Hill-autore / G. Ferratio-illustratore


Oggi nella sezione letture consigliate un libro per bambini.
Non ho mai consigliato un libro per bambini, ma quello che vi consiglio oggi è bellissimo.
Compratelo e leggetelo con i vostri bimbi la sera.
Perchè leggerlo?
E’ un libro magico, ma non parla di draghi e cavalieri, non parla di mondi lontani o fantastici.
Parla di fatti reali, ma raccontati in maniera fantastica.
Le invenzioni.
Il libro è formato da diversi capitoli e ciascun capitolo corrisponde al racconto di una delle invenzioni che hanno caratterizzato la nostra storia.
Racconti scritti in forma molto semplice per far conoscere ai bambini le invenzioni e le scoperte meravigliose con cui quotidianamente entriamo in contatto, ma di cui non conosciamo forse la storia.

E così assistiamo a come i bambini si stupiscano a pensare che tanto tempo fa non ci fosse l’automobile, che il treno non esiste da “sempre sempre” e le matite hanno un retroscena politico “molto particolare”.

Ma non è solo un libro per bambini, anche noi adulti scopriamo cose che magari non sapevamo o rinfreschiamo cose che non ci ricordavamo più e cosa chiedere di più ad un libro che oltre a creare affiatamento fra adulti e bambini, arricchisca entrambi in misura diversa, ma pur sempre di arricchimento trattasi.

E poi parliamo di quanto è bella la copertina, quella lampadina gigante che simboleggia la “grande idea” che non può che catturarci subito, e poi apriamo il libro e la grafica per ciascun titolo e quindi ciascuna invenzione è studiata benissimo.
Ammetto che mi sono persa di più ad ammirare i disegni che a leggere la storia a volte, ma perché sono fatti davvero particolareggiati e perché era da anni che non avevo più fra le mani un libro illustrato senza fate, cavalieri e draghi.

Spero di avervi trasmesso almeno la curiosità di sapere qualcosa di più su questo libro che noi leggiamo e rileggiamo sovente e che credo debba far parte di qualunque biblioteca per bambini.

Buona lettura!

Lo spazio sotto come sempre è per i vostri commenti

lunedì 29 maggio 2017

Biscotti ai fiocchi d avena



Eccoci, con queste belle giornate di sole confinati in casa causa varicella e quindi cosa facciamo?
Cuciniamo cose semplici e carine per aggiornare il blog ed inoltre aggiorniamo Instagram con scatti interessanti, se mi cercate su Instagram ci sono come @bloomsimona e se volete seguirmi non posso che essere felice.

Ma torniamo al mood del weekend che è stato #costrettiacasa, e postiamo la ricetta che ho fatto sabato.

Dei biscotti veloci e molto buoni, la ricetta viene da qui

Io l’ho seguita quasi alla lettera tranne che per qualche piccola differenza

INGREDIENTI (a me sono venuti circa 15 biscotti abbastanza grandi)

120g di fiocchi d’ avena
60g di burro ammorbidito
30g di mandorle finemente tritate
1 uovo
40 gr di zucchero di canna
30 gr di zucchero semolato
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 punta di cucchiaio di cannella (aggiungetene di più o omettetela a seconda dei vostri gusti)


PREPARAZIONE
In una ciotola mettere tutti gli ingredienti ed amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo e fare tante palline grandi un pochino più di una noce fino a terminare l’impasto.

Su una teglia rivestita di carta forno disporre le palline ed infornare in forno già caldo a 180 gradi per circa 15 minuti o fino a quando non saranno dorati.
Appena sfornati sono fragilissimi, quindi toglierli dalla teglia quando saranno ben freddi

ACCORGIMENTI
se è una giornata caldissima come quando li ho fatti io, il mio consiglio è di fargli fare un passaggio di venti minuti in frigo così il burro rassoda e tiene meglio in cottura.

mercoledì 17 maggio 2017

TREDICI la serie televisiva ed il libro che sto terminando di leggere




La serie come chiunque passi da Internet, Facebook o qualunque social è stato l’evento degli ultimi tempi di Netflix, tanto da portare gli sceneggiatori a farne una seconda stagione.

Il detto “batti il ferro finché è caldo” in questo caso calza perfettamente a pennello, e quindi anche senza un secondo libro e con la storia chiusa e definita già con la prima stagione se ne farà una seconda.
Questo post non vuole entrare nel merito dei meccanismi che regolino la “macchina da soldi” che è lo show business”, ma una riflessione su quello che la visione di questa serie mi ha lasciato.

E’ una serie che affronta un mondo delicato come quello dell’adolescenza e soprattutto l’adolescenza al giorno d’oggi con una sovraesposizione mediatica data dall’uso/abuso dei social network.

E’ una denuncia contro il bullismo, certo io non sono uno psicologo o un sociologo, ma credo che il bullismo sia sempre esistito, e probabilmente mai smetterà di esserci.
Ma allora perché oggi se ne parla cosi tanto?
Quando andavo a scuola io, il bullo era quello della classe, quello del terzo anno, quello del cortile, del palazzo e della piazza.
oggi il bullo chi è?
Ha un volto o utilizza la rete per nascondersi meglio e non esporsi?
Quasi sempre la seconda.
Internet è un grande mezzo, ha rivoluzionato il nostro modo di interagire e vedere il mondo e come tutte le cose se usato bene ci apporta dei vantaggi nella vita quotidiana, ma un uso smodato o improprio, un uso atto a ferire, insultare gli altri può portare a quello che questa serie mostra.
Credo che la serie voglia denunciare questo, voglia denunciare la facilità con cui i giudizi emessi possano “macchiare” una persona di colpe, atteggiamenti o comportamenti che non gli appartengono, ma che gli vengono affibbiati.
La facilità con cui esprimiamo i nostri commenti, nascosti dietro uno schermo, il modo in cui una foto può essere travisata e interpretata sempre nel peggiore dei modi.
La calunnia, il sospetto, la superficialità di giudizio e anche il modo in cui la verità non è sempre quella che si crede o quella che gli altri vedono.

Per concludere, questo mio scritto non voleva essere né un racconto della serie, è un attimo scivolare nello spoiler e né una lezione sociologica, ma semplicemente una riflessione su quello che la visione di questa serie mi ha lasciato.

Nel mentre sto ultimando il libro, qualcuno di voi l’ha letto? 

Lo spazio sotto è per i vostri commenti

giovedì 4 maggio 2017

Torta di mele soffice soffice



Forse per la prima volta ho lasciato per un intero mese il blog senza post.
Ho pensato che non sarebbe mai successo ed invece il tempo ha smentito questa convinzione.
Sto attraversando un  periodo di profondi pensieri e desiderio di cambiamento e quindi a volte resto cosi’ assorta fra il quotidiano ed il pensare, che sebbene per me il blog sia sempre importante, non ho la forza di affrontarlo.
Capita anche a voi qualcosa del genere?
Anche ora che mi sono imposta di scrivere e lasciarvi almeno una ricetta, ma non so bene cosa dire e cosa raccontarvi, ma non voglio che questo spazio rimanga abbandonato a se stesso.

Credo che per riprendere al meglio il blog sia necessaria una ricetta che faccia casa e tranquillità e per me questo sentimento si può tradurre solo con una torta di mele.

Quindi oggi torta di mele sul blog “Mela e Cioccolato”



INGREDIENTI

250 gr di farina 0
50 gr di farina di farro integrale ( o farina integrale)
1 bustina di lievito per dolci
60 gr di zucchero bianco
80 gr di zucchero di canna
2 vasetti di yogurt alla vaniglia
80 ml di olio di semi di girasole o altro olio delicato
la scorza grattugiata di un limone
il succo di un limone
1 pizzico di sale
1 pizzico di cannella
3-4 mele

Preparazione:

Accendere il forno in modalità ventilato a 180  gradi.
Sbucciate le mele e  tagliarle prima in quarti e poi a tocchetti.
Versarle in un ciotola e versarvi il succo di limone ed la cannella e mescolare, in questo modo le mele non diventeranno scure.

In una ciotola a parte versare le uova, lo zucchero e la scorza di limone grattugiata e con un frullino elettrico lavorare il composto fino a quando non sarà bello gonfio.
A questo punto aggiungere lo yogurt e l’olio e mescolare delicatamente con il frullino elettrico.
In una ciotola a parte setacciare le farine e la bustina di lievito ed aggiungerle al composto mescolando dal basso verso l’alto delicatamente.
Incorporare le mele al composto.

Versare il composto in uno stampo a cerniera da diametro di 24 cm ricoperta di carta forno.

Informare per circa 40 minuti. Per verificare la cottura vale il metodo dello stecchino.

Lo spazio sotto è per i vostri commenti.

sabato 25 marzo 2017

E SE IMPARASSIMO A DIRE NO



Io dico sempre si, anche a discapito della mia libertà personale.
Sono una “yes sayer” al limite del “servilismo”.
Per non ferire gli altri spesso mi sono inflitta grandi sofferenze dal punto di vista emotivo, ed ancora oggi ne pago le conseguenze.
Ma come si impara a dire no?
Non lo so, ma sopratutto come si impara a dire no e nel contempo non sentirsi in colpa?
Non ho una risposta neanche a questo.
E non so da che parte iniziare e credo che per quelli come me non ci sia una soluzione.
Se dici sempre si, ogni volta, ogni singola volta, in ogni singola occasione; se metti gli altri davanti a te, se preferisci limitarti tu, piuttosto che affrontare gli altri, quali possono mai essere le speranze che le cose cambino?
Pochissime.
E poi è giusto parlare di speranze o sarebbe più corretto parlare di impegno o di volontà. Perché il cambiamento dovrebbe nascere da noi e non dovrebbero essere i fattori esterni a risolverci il problema.
E se poi per una vita hai detto si a tutti, cosa succede la prima volta che dici no?
Ecco, per esperienza personale, le poche volte che ho provato a reagire ed uscire dalla gabbia del dire sempre si,  perché è una gabbia le cui parete nel corso del tempo diventano sempre più strette, mancava poco che finissi sbranata dai destrieri dei cavalieri dell’apocalisse, e questo mi ha spaventata a tal punto che sono ritornata nella tranquillità della gabbia, ma è sbagliato.
Si può cambiare, si può invertire la rotta?
Non lo so, secondo me è un percorso lungo ed accidentato. E’ un attimo tornare sui passi precedenti e ritrovarsi di nuovo nella gabbia, perché sebbene sia claustrofobica e opprimente, è comunque la nostra “confort zone” ed anche coloro che dicono di non avere paura dell’ignoto e del cambiamento, in verità un pò di timore lo provano.
Allora bisogna rassegnarsi e ringraziare la propria stella che invece di farci nascere dei carri armati pronti ad atterrare con i nostri cingoli qualunque cosa, ci ha fatto nascere così?
No forse no, ma bisogna imparare a lavorare su questo aspetto.
Il mio consiglio non è di dire no a tutti, diventare i terroristi del NO, le persone a cui nessuno si rivolge perché troverebbero il muro, magari è un estremismo che non ci appartiene, visto che fino poco tempo fa eravamo quelli che dicevamo si a tutto e tutti, ma imparare a gestire i si ed i no, dare la priorità sia a cosa ci viene chiesto e sia a chi ce lo chiede e bilanciare le nostre risposte in base a questi parametri.
E’ facile? Assolutamente no.
Io sono qui a scrivere di queste cose e sebbene ci creda con tutta me stessa, una parte di me è convinta che difficilmente riuscirò ad attuarlo, ma riconoscere il problema è già un buon punto di partenza per elaborare il tutto e provare a migliorarsi e cambiare atteggiamento.
E voi come vi sentite?
Come siete nei confronti delle persone che vi circondano?
Lo spazio sotto come al solito è per i vostri commenti.

giovedì 23 marzo 2017

LA TORTA TENERINA




La gioia del cioccolato, la gioia di come il cioccolato sciogliendosi raggiunga una consistenza ed un colore che quasi riesce ad ipnotizzarti,
Amo il cioccolato, nulla credo sia più buono del suo sapore e della sua consistenza e per me il cioccolato è sempre è solo fondente.
Sono una purista e non amo né quello al latte né quello bianco,
Unica eccezione è il cioccolato con le nocciole o le mandorle, ma nella top ten, il cioccolato fondente è imbattibile e per paura di restare senza ho sempre due o tre tavolette di scorta.

Siccome ho trascurato un pochino il blog dal punto di vista culinario, ma ho postato un diversi progetti artistici (qui, qui, qui), per il ritorno alla parte food non poteva che esserci una ricetta di una torta eccezionale che più buona non si può.

Signori e signore, la TORTA TENERINA è servita.
Questo dolce è il trionfo del cioccolato, perché è quasi tutta cioccolata con pochissima farina, senza lievito e con una consistenza pastosa che solo il cioccolato sa dare.
Prima che arrivi il caldo vi consiglio di farla e di accompagnarla con una pallina di gelato alla crema o con coulis di fragole, ma anche da sola non vi deluderà.
La ricetta viene da qui (metti link)

INGREDIENTI

230 gr di cioccolato fondente di buona qualità
50 gr di zucchero semolato
50 gr di zucchero di canna
60 gr. farina
100 gr burro
3 uova

Mettere a sciogliere a bagnomaria il cioccolato spezzettato con il burro  fino a quando non otterrete una crema liscia e densa.
Spegnere e lasciar raffreddare.
Accendere il forno a 180.
Separare gli albumi dal tuorlo, ed in una ciotola montare a neve ben ferma gli albumi mentre in un altro montare il rosso con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro.
A questo punto aggiungere al composto di tuorlo e zucchero, la crema al cioccolato e mescolare bene.
Aggiungere la farina setacciata, mescolando fino al completo assorbimento e poi aggiungere gli albumi montati a neve, mescolando dal basso verso l’lato per non smontare il composto.
Foderare una teglia da 22cm con la carta forno, versare l’impasto ed infornare quando il forno è a temperatura per 25 minuti.
Non è una torta che crescerà molto, perchè non ha lievito, ma sarà pastosa e vellutata al palato.
Insomma, non potrete non amarla.

mercoledì 15 marzo 2017

#COLORARE: a cup of tea




E’ un periodo che alla cucina mi dedico davvero poco, e davvero il desiderio di rendere il BLOG da un semplice spazio di cucina a qualcosa di più amplio e che abbia un respiro più “lifestyle” è un obiettivo su cui voglio lavorare il più possibile.
Quindi perdonatemi, se anche oggi non posto una ricetta, ma vi assicuro che presto ne metterò di nuove, ma lasciatemi un pochino al mio desiderio primaverile di creatività.
Il progetto grafico di oggi, comunque rientra perfettamente in un ambiente di cucina, quindi non ho disertato tanto dal mood del blog, ma ampliato l’offerta.

Di seguito il link per scaricare l’ultimo progetto graficoscarica qui

Lo spazio sotto è per voi i vostri commenti e perché no le vostre prove colorate.

E che #colore sia!!!

giovedì 9 marzo 2017

#COLORARE: You and Me







Sarà la primavera, la luce, le giornate che si allungano o la congiunzione astrale dei pianeti, ma mai come ora mi sento creativa.
Non faccio in tempo a finire una tavola, che ho già un’idea per la prossima e voglio condividere con voi questo “delirio artistico”.
Se vi siete persi il progetto della scorsa settimana (ecco il link) andate a vederlo, mentre questa settimana il progetto grafico è questo.
Una scritta con un “sacco di elementi” da colorare, compresi dei gattini curiosi che fanno capolino qua e là.
Io ho adorato disegnarla e realizzarla e spero che questo entusiasmo arrivi anche a voi.

Al fondo del post potete scaricare il pdf da stampare.

Se volete far parte di questo “slancio e delirio creativo”, una volta stampata e colorata la vostra copia, mandatemela via mail ed aggiornerò il blog con i vostri lavori.

Quindi matite e pennarelli o qualunque tecnica vogliate e “have fun”!!!

scarica pdf

mercoledì 1 marzo 2017

#COLORARE: it's a boy



Premessa, che vorrei trasformare questo spazio da BLOG di cucina a qualcosa che abbia un respiro più amplio, tipo un angolo che racchiuda in se ricette, ma non solo anche riflessioni e consigli di stile (da me che sono stilista come una marmotta) e magri anche qualcosa di grafico.
A partire da quest’anno nella rubrica DIY oltre a vari progetti che io e Fabiana e chiunque voglia essere ospite qui potrà esporre, ci sarà anche la possibilità di scaricare dei PDF da colorare.
Indubbiamente, colorare è stata definita ultimamente un arte anti stress e in pieno Hygge style voglio anche io contribuire anche io a questo mood caricando compatibilmente con i tempi alcuni progetti.
Questa grafica, che è stato realizzato da me per la nascita di un bimbo, maschietto, e siccome la trovo molto carino lo voglio condividere con voi.

La mia idea è di condividere almeno un “progetto grafico” al mese, nauralmente tutti i progetti saranno disegnati e realizzati da me, me stessa, medesima (qualora il concetto non fosse chiaro), e ve lo dono a voi per vostro uso personale.

Spero che l’idea vi piaccia, lo spazio sotto è per i vostri commenti e se avete qualche richiesta grafica in particolare non esitate a scrivermi.

Buon colore a tutti!!!

Clicca sul link per avere il formato PDF

scarica qui

martedì 28 febbraio 2017

COLORO CHE ODIANO



Sono davvero caratterizzati questi ultimi tempi dall’odio o l’odio è sempre esistito?
Certo l’odio esiste dalla notte dei tempi, Caino uccise Abele, persecuzioni cristiane caratterizzarono l’Impero Romano, senza parlare del Medioevo periodo buio ed oscuro con orde di barbari che depredavano l’Europa eppure anche oggi che ci definiamo civili, che abbiamo leggi che ci dovrebbero tutelare, un grado di cultura altissimo (basti pensare che cento anni fa l’istruzione era accessibile a pochi) viviamo comunque un periodo di odio.
Un odio che si alimenta proprio grazie all’anonimato che i social danno, un odio che non è dettato dalla conquista o dalla sete di potere, ma dall’invidia.

Forse, il titolo corretto sarebbe coloro che invidiano.

Se hai tanti follower sui siti, blog etc tutti pronti a dirti che non valgono nulla, ricordate un paio di settimane fa la polemica di Chiara Ferragni ad Harvard?
Tutti schierati contro di lei, dicendole che non era all’altezza o altro, ma da quando siamo diventati tutti rettori di una delle più importanti università al mondo da decidere se fosse o non fosse idonea.
Ecco questo il problema, il non riconoscimento dell’autorità altrui.
Credo che un ateneo come quello, abbia visto passare menti illustri e personaggi che davvero hanno cambiato il mondo, sia in grado di decidere quali persone possano arricchire il livello culturale dei propri studenti.
E’ così mentre lei teneva la sua lezione, noi dal nostro divano dietro i nostri tablet e smartphone, giù a scrivere le peggio cose.
Perché?
Perché non possiamo cambiare la nostra vita, invece di giudicare quella degli altri.
Non arriviamo all’uva e diciamo che non è matura, ma perché non troviamo un metodo per raccogliere quest’uva.

Se fai una cosa, tipo me che apri un blog e cerchi di aggiornarlo nei pochi ritagli di tempo fra lavoro, casa, bambino e altre mille impegni, tutti a dirti frasi come “che ci va”, “fai foto mediocri, le potrei fare più belle io”, “certo in giro c’è di meglio, sei una delle tante”.
E’ vero lo so, ma tu sai di aver dato solo gratuitamente fiato alla bocca?
Sono una delle tante e magari resterò una delle tante, ma questa cosa la faccio con passione e mi ha fatto conoscere persone che lo fanno con passione, persone che fanno foto meravigliose e che io neanche in 10 vite saprò fare, ma non le invidio.
Le vedo come uno stimolo a migliorarmi, ed a dare di più, guardo i loro scatti, li studio e cerco di capire come nascono e come valorizzare i miei.
La passione è un motore, l’invidia è un freno.
L’amore è un motore, la paura un freno.

E parliamo di San Remo, la canzone che ha vinto è fighissima (licenza poetica, il blog è mio e ci scrivo io), ha una musica leggera e parole semplici compreso un ritornello che fa canticchiare,  eppure parliamo dei contenuti

Intellettuali nei caffè

Internettologi

Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi.

L’intelligenza è démodé

Risposte facili

Dilemmi inutili.

I contenuti sono molto profondi, ma sappiamo solo più sbocconcellare roba velocemente, non leggiamo, ma scorriamo con gli occhi.
Non analizziamo, ma giudichiamo.
E anche qui i giudizi si sono sprecati “una canzone che in tre mesi sarà dimenticata” come se degli ultimi 15 San Remo, i non addetti a lavori si ricordassero titoli e vincitori, premi della critica and co.

Perché dobbiamo giudicare ogni cosa?
Non facciamo lo sforzo di analisi, non ascoltiamo nessuno, la nostra soglia di attenzione è di 30 secondi, dopo di che scatta l’io-io-io e sappiamo tutto noi, parliamo tutto noi.
Ci sentiamo attaccati e spesso è vero, certe persone ormai si rivolgono agli altri solo “abbaiando”, ma noi?
Noi a volte non siamo migliori e forse ci sentiamo attaccati quando in verità non lo siamo o forse attacchiamo quando abbiamo paura.

E’ un argomento complesso, e la mia voleva solo essere una riflessione su questa cosa e su come a volte mi dispiace leggere cose piene di odio in giro per la rete e sebbene sappia che le mie parole non cambieranno il mondo, sono sicura di non essere sola e che persone come me che vedono ancora il buono ce ne sono tante.


Lo spazio sotto come al solito è il vostro per i commenti, vi auguro una buona giornata.

giovedì 16 febbraio 2017

SALAME AL CIOCCOLATO (SENZA BURRO E UOVA)



E’ il cioccolato la cosa più buona del mondo o almeno a casa mia il pensiero diffuso è questo qui.
Non a caso il blog è popolato di ricette più o meno cioccolato. Non vi fidate? Guardate qui e qui
Ma la ricetta di oggi non è solo a base di cioccolato, ma è anche una ricetta facilissima e che richiede scarsi 15 minuti di preparazione, senza contare che non dovete accendere neanche il forno.
Beh, certo dovete aspettare almeno 4 o 5 ore perché si solidifichi in frigo, a questo purtroppo non c’è rimedio, ma l’attesa vi ripagherà con un dolcino buonissimo.

La ricetta è la visitazione di una ricetta che viene dal blog “le ricette di Berry”, ma la mia versione non è vegana ma comunque è abbastanza light da concedervi il lusso di mangiarne una fetta in più senza troppi sensi di colpa.

Quindi di seguito la lista degli ingredienti ed il procedimento.
Fatelo, il mio consiglio è di farlo con i vostri bambini o con bambini di amici, nipotini o cuginetti. La parte in cui bisogna rompere i biscotti deve essere fatta assolutamente da loro e vi farà morire dal ridere vederglielo fare.


INGREDIENTI
150 gr di biscotti secchi ( io usato Oro Saiwa, valutate voi i biscotti che preferite)
150 gr di cioccolato fondente di buona qualità
50 gr di granella di mandorle( io ho preso mandorle spellate e le ho frullate nel mixer)
60 gr di latte intero
20 gr di olio di  girasole spremuto a freddo
zucchero a velo

PROCEDIMENTO

Prendere i biscotti e metterli in una busta alimentare e chiudere bene la busta, con il retro di un cucchiaio battere sul contenuto della busta fino a spezzettare i biscotti ( questa operazione la può fare tranquillamente un bambino).
Se qualche biscotto rimane grande, non vi preoccupate , sarà già decorativo a fine lavoro.
Tritare le mandorle con un mixer fino ad ottenere una granella non troppo fine.
A parte sciogliere a bagnomaria il cioccolato con il latte e l’olio.
Quando il composto sarà perfettamente sciolto versare in un ciotola capiente i biscotti a “frantumati”, la granella di mandorle e il cioccolato sciolto.
Amalgamare il tutto.
Io ho separato l’impasto in due parti uguali per fare due salami. Uno per la nostra famiglia ed uno da regalare.
Prendere la carta forno e cospargere di zucchero a velo, versare l’impasto e dargli appunto la forma di un “salame”. Chiudere la carta forno a caramella, far raffreddare e mettere in frigo per 4-5 ore.

Non ci sono regole su come vada servito e se le fette devono essere sottili o spesse, mai come in questo caso “qb” è la definizione più corretta.

lunedì 13 febbraio 2017

TORTA MONFERRINA o TORTA DELLA MOLE







Oggi nessuna riflessione filosofica, credo di aver esagerato con i post precedenti (qui e qui) troppo profondi e Fabiana mi ha fatto notare che avevo preso una piega troppo “psico-fisica-drammatica-riflessiva” e quindi meglio decisamente allentare la presa e riportare il blog ad un atmosfera più leggera.
Quindi un argomento sereno e tranquillo, parliamo di tradizioni, perché del dolce di oggi esistono in internet mille versioni diverse e anche nomi diversi.
Per mia mamma, che ne fa una versione diversa (ma ha promosso la mia a quella più buona…e come dire sono soddisfazioni) si chiama “Torta della Mole” ma su internet l’ho trovata con il nome di “Torta Monferrina” e ci sta, almeno la identifichiamo nelle terre piemontesi, oppure “Torta della Nonna”. Su quest’ultimo nome, ho il dubbio che la nonna toscana un pò si risenta, senza parlare di quella pugliese.

Alla fine del mio pellegrinare in internet, la chiamerò “torta Monferrina” o “Torta della Mole”, la nonna la lasciamo fuori.

Per la versione, vi do quella che ho fatto io, ma ho trovato almeno 50 versioni diverse, quindi a voi la scelta se seguire la mia, che finita in un pomeriggio oppure no, ma come tutte le torte della tradizione, ognuno ha la sua versione, ognuno la fa diversa e quindi la mia non è la versione ufficiale, ma una versione.

Se la provate e volete lasciarmi i commenti, lo spazio sotto è per voi.

INGREDIENTI per una teglia rotonda da 26cm

800 gr mele pulite ( io ho usato golden, ma essendo una torta povera della tradizione contadina, usate le mele che avete a casa)
100 gr amaretti frullati
150 gr pan grattato
4 cucchiai di zucchero di canna
2 uova
50 gr farina setacciata
20 gr cacao amaro
80 gr cioccolato fondente di buona qualità
30 gr burro
70 gr latte

(Metodo CUCO) Lavare, sbucciare e pulire le mele. Tagliarle a pezzetti e farle andare nel Cuco con due cucchiai di zucchero di canna in modalità SLOW COOK a 95 gradi per 7 minuti.
A questo punto frullarle fino ad ottenere una purea.
(metodo NORMALE) dopo aver tagliato le mele farle andare in pentola per 10 minuti fino a quando non sono morbide al punto di frullarle o in un robot o con un frullatore ad immersione.

Mentre le mele si cuociono, a bagnomaria sciogliere il cioccolato fatto a pezzi con il burro ed il latte fino ad ottenere una bella crema densa e lasciare da parte.

In una ciotola capiente, sbattere le uova con il rimanente zucchero ed questo punto aggiungere il composto di cioccolato, latte e burro, la farina ed il cacao setacciati ed amalgamare.
Aggiungere la purea di mele, qualora le mele fossero troppe acquose scolarle un pò del loro liquido.
Mescolare per far amalgamare bene gli ingredienti ed versare nella ciotola il pangrattato e gli amaretti sbriciolati e mescolare ben bene.
Versare il composto nella teglia precedentemente foderata di carta forno e cuocere a 180 gradi per circa 45-50 minuti.

Questa torta non ha lievito e quindi non “cresce” in forno, ma si “asciuga” solamente.
Per assaporarla al meglio, lasciarla riposare una notte se lai fate di sera o un giorno se la fate di mattina, sarà ancora più buona.

Servitela spolverizzata di zucchero a velo.

martedì 31 gennaio 2017

PANE DI SEGALE CON UVETTA E SEMI DI LINO






Se non vivessimo audacemente, prendendo il toro per le corna e tremando sui precipizi, non saremmo mai depressi; ma già saremmo appassiti, vecchi, rassegnati al destino.
(Virginia Woolf)




A cosa non posso rinunciare nella vita?
A volte, me lo chiedo e nel corso degli anni le risposte sono state diverse.
Oggi sono tantissime le cose a cui potrei rinunciare e poche quelle che vorrei sempre con me. perché con gli anni ho capito che perdiamo tante cose e che non sempre questo è un male, e che spesso le cose che restano sono quelle di cui veramente abbiamo bisogno.

A cosa non potrei rinunciare?

1. CASA: ma non intesa come le mura e i mobili, ma alla casa intesa come luogo di conforto dal mondo esterno. Rifugio, tana, protezione dalla cattiveria esterna e luogo in cui ritrovare se stessi e ricaricarsi. Per lavoro ed altro passo poco tempo a casa, ma volte ho davvero bisogno di stare li a prendermene cura perché è l’unico modo che conosco per stare bene.
2. AMORE: in tutte le sue forme, da un’amica che ti manda un messaggio ad un bacio di un bambino. All’amore in ogni sua sfaccettatura, intimo riservato, rumoroso ed allegro. Quell’immenso sentimento che è l’amore con tutto quelle che si porta dietro: gioia e conforto ed a volte anche dolore ed insicurezza. Amore anche come solo come presenza nella vita. Amo le persone presenti nella mia vita, amo dare loro, forse più di quello che ricevo da loro stesse. L’amore come protezione delle persone che sono intorno a me, farle stare bene e prendermi cura di loro.
3. CUCINA: cucinare per gli altri, andare a trovare un amica con dei biscotti fatti in casa è un gesto di dolcezza infinito. Il cibo è amore, condivisione e felicità. E’ pazienza, il pane deve lievitare con i suoi tempi; è armonia, accostare colori e sapori per creare equilibrio e gusto e sacrificio, spendere tempo per cucinare per gli altri è un dono. E’ donare è una forma di amore.
4. GIOIA: non sono una persona felice, ho un sottile senso di infelicità che non è arrendevolezza, ma semplicemente  incapacità di prendere la felicità come se non me la meritassi mai completamente. Però le volte che ci sono riuscita ad afferrare la felicità, è bellissimo. La gioia è un sentimento meraviglioso ed è stupido rinunciarci, non esiste motivo per non cercare di avere la propria parte di gioia.
5. ESSERE MAMMA: non mi definisco la mamma per eccellenza, il sistema Montessori mi è abbastanza astruso. Ho provato e riprovato ad avvicinarmi, ma non ci prendiamo molto. Spesso scherzo con mio figlio come fosse un adulto ed infatti credo che sia l’unico bambino di 5 anni dotato di sarcasmo, ma se è vero che dicono che è la più alta forma di intelligenza, ho il genio più impertinente che c’è in circolazione. Magari non finirò negli annali della “best mom of the year” ma questo non annulla o diminuisce l’onore e la gioia di essere mamma.

Ma siccome questo resta un blog di cucina, e fra le cose a cui non rinuncerei c’è, appunto, la cucina ecco la ricetta di oggi: il pane.

Perché il pane è un alimento a cui non rinuncerei mai, e perché ci vogliono amore, pazienza ed attesa affinché la farina, il lievito e l’acqua compiano la loro magia.







INGREDIENTI
200 gr farina di segale
100 gr farina 0
200 gr farina di manitoba
1/2 cubetto di lievito
270 ml latte tiepido
1 cucchiaio di miele
10 gr di sale
5 cucchiai di olio di girasole o olio di oliva

una manciata di uvetta (secondo il proprio gusto personale)
1 cucchiaio di semi di lino

Per prima cosa lasciare per una mezz’oretta i semi di lino a mollo in mezzo bicchiere d’acqua.

Nel boccale della planetaria versare le farine, il lievito, il miele ed il latte tiepido e l’olio ed azionare la macchina.
Quando l’impasto avrà iniziato a formarsi aggiungere il sale.
Far andare la macchina per circa 10 minuti, fino a quando l’impasto non sarà bello liscio ed omogeneo.
A questo punto aggiungere i semi di lino e l’uvetta e dopo un minuto scarso spegnare la macchina, togliere l’impasto e trasferirlo in una ciotola precedentemente unta, coprirla con la pellicola e lasciare lievitare il tutto fino a quando l’impasto non avrà raddoppiato di volume.
A questo punto riprendere l’impasto dividerlo in due panetti di uguale peso e lavorarlo con la tecnica delle pieghe su un piano di lavoro appena infarinato.
Trasferirlo in una teglia e lasciare lievitare per circa 30-40 minuti.
Nel mentre accendere il forno a 200 gradi.
Quando l’impasto è pronto ed il forno è a temperatura, pennellare la superficie del pane con un pennello e del latte intiepidito ed infornare.
Dopo circa 5 minuti abbassare il forno a 180 gradi e lasciare cuocere per circa 25-30 minuti.
Per sentire se il pane è cotto, battere con il retro di un cucchiaio il fondo del pane e se suona vuoto è ben cotto.

Lasciare raffreddare su una gratella e buon appetito.

Lo spazio sotto è per i vostri commenti.

martedì 24 gennaio 2017

PICCOLE MERINGHE






Ho fatto anche io l’influenza, e non voglio parlarne oltre.
Intorno all’influenza girano un sacco di leggende metropolitane, fondamentalmente ogni anno viene descritta come più violenta dell’anno precedente ed è vero.
Quest’anno mi ha atterrato con ben 72h di febbre in cui ho delirato, ho avuto visioni, ho perso la cognizione dello spazio e del tempo e davvero indebolita così non mi ricordo di essere mai stata.
Ma grazie alle amorevoli cure della mamma, perché ragazze la mamma è patrimonio dell’umanità, sono guarita.
La mamma è quella creatura per metà umana e metà mitologica che mentre tu agonizzi a letto e trovi che persino il piumone abbia un peso insostenibile, lei ti cura, ti cucina, ti da le medicine e mentre tu non sai quando uscirai dal delirio, lei ha già riordinato tutti i cassetti della cucina, che contengono tovaglie e salviette, lavato il bagno (non potrebbe splendere di più neanche con l’aiuto della magia), stirato robe dimenticate li da almeno un mese e reso la tua casa da campo di battaglia post atomico ad un set pronto per le riprese cinematografiche.
Perché fanciulle non c’è un età per stare senza la mamma, ed anche io che ora sono mamma ho capito che non si smette mai di avere bisogno di una mamma.

Quindi la ricetta di oggi è per la mamma.
La mia mamma, la vostra mamma, chi è da poco diventata mamma, chi lo sta per diventare.
La mamma che è anche nonna, poi è un patrimonio inestimabile  per lei bisognerebbe innalzare monumenti in oro.
Le donne che sono mamme ma che a volte vogliono essere ancora “le bambine di casa”, le mamme che coccolano i bambini ormai grandi e fuori casa e i figli che coccolano le mamme a dispetto del tempo e delle distanze.

Perché le mamme sono come le meringhe, piccoli tesori golosi che ci curano e che hanno bisogno di essere curate da noi.
Sono semplici, due ingredienti albume e zucchero eppure sono lo spauracchio di tutti, perché si bruciano, vengono secche , appiccicose o non buone.
Le meringhe sono come le mamme con noi, magari abbiamo i nostri contrasti ed ecco spiegato il guscio croccante esterno, ma alla fine il loro cuore è morbido e dolce.
Perché non si è mamme a scadenza, ma a tempo indeterminato.



PICCOLE MERINGHE

70 gr di albume a temperatura ambiente
70 gr. zucchero semolato
70 gr. zucchero a velo

Nella ciotola della planetaria, o in una ciotola versare gli albumi assolutamente a temperatura ambiente ed aggiungere una parte di zucchero.
Azionare la macchina o se usate le fruste elettriche iniziare ad amalgamare gli ingredienti.
Dopo un paio di minuti aggiungere lo zucchero restante e continuare a far andare la planetaria per almeno 15-20 minuti.
L’impasto sarà pronto quando diventerà lucidissimo, e soprattutto così sodo “da fare il becco”, cioè l’impasto sta su sulla frusta senza crollare o altro.
Trasferire l’impasto in una sac a poche usa e getta in cui avete inserito un beccuccio smerlato, per ottenere le tipiche righe delle meringhe.
A questo punto, dovete fare le meringhe. Io le ho fatte piccoline perché siano carine da accompagnare al caffè, ma la cosa più importante è che siano tutte grandi uguali per avere una cottura uniforme.
Io ho ricoperto di carta forno i piatti dell’essiccatore ed ho fatto le meringhe li sopra, altrimenti ricoprite con la carta forno una teglia piatta e fate le vostre meringhe.
Per la cottura, io le cotte a 65 gradi per tre ore nell’essiccatore e siccome il coperchio ed i piatti sono trasparenti, per il controllo le guardavo comodamente.
Ma se non avete un essicatore va bene un paio di ore in forno ventilato a 75 gradi, avendo cura di controllarle spesso.









Vantaggi del cuocerle nell’essiccatore sono fondamentalmente un minor consumo di elettricità rispetto al forno e poi trovo che siano rimaste molto più bianche e lucide e con un sapore uguale a quelle della pasticceria.
Inoltre, l’essicatore è utilissimo anche per altre preparazioni e se vi interessa l’acquisto vi rimando a queste ricette:







MELA ESSICATE
ZUCCHERO AROMATIZZATO
SALE AROMATIZZATO 

lunedì 9 gennaio 2017

PANBRIOCHES CON PANNA NELL’IMPASTO ed i proposti per il 2017




Buongiorno, primo post del 2017 e anche io voglio fare una lista dei propositi per l’anno nuovo.
Non una lista di cose che vorrei e che si possono o non possono comprare, ma di quello che vorrei essere ed a cui vorrei arrivare.
Inoltre, non una lista enorme che a metà mi sono già annoiata io a leggere, figuriamoci gli altri, ma cinque semplici punti.
Semplici e chiari.

2017: BUONI PROPOSITI

  1. AUTOSTIMA: ho problemi in questo ambito, e con gli anni non migliorano. Mi sento spesso inadeguata, triste o sconsolata. Non adatta agli altri ed alle situazioni. Sto valutando l’acquisto di libri che parlino di questo e vi terrò aggiornate con recensioni ed impressioni varie. Non sono sicura che basti un libro a cambiare tutta la mia vita, ma magari può aiutarmi a vedere le cose da un punto di vista diverso.
  2. PIU’ SOCIEVOLE E MENO SOCIAL: di natura non sono una persona burbera e scontrosa, ma mi sono accorta che l’avvento dei social a volta mi allontana dal quotidiano e non va bene. Un conto è pubblicare foto o fare ricerche su internet con uno scopo, ma a volte è un navigare a vuoto nelle pagine di Facebook dimenticandomi che la realtà è un’altra. Sto pensando di mettere un timer di 10 minuti su Facebook, scaduto questo tempo mi stacco. So che può sembrare estremo, ma sono sicura che dopo un periodo di disintossicazione starò decisamente meglio.
  3.  MANI IN PASTA: si ricollega al punto due, in un certo senso. Fare cose vere, tangibili. Alla fine questo  immenso navigare porta veramente a poco e mi lascia con un senso di aridità quotidiano. Disegnare, colorare, progettare, realizzare piccole cose che tengano impegnata sia la mente con la sua parte creativa che le mani con la loro parte più manuale.
  4. LEGGERE: ma leggere davvero, libri e romanzi, saggi e manuali, non le solite cose che si incontrano in giro per il web. A furia di leggere cose mordi e fuggi, mi sono accorta che il mio livello di attenzione è sceso e non riesco a concentrarmi come prima. In un certo senso, credo che la mia mente debba essere rieducata allo studio ed al piacere di una lettura che può essere lenta e fatta di attesa dallo scorrere tranquillo delle pagine all’evolversi della trama.
  5.  TELEVISIONE ATTIVA E NON PASSIVA: ecco una cosa sulla quale urge un intervento serio e decisivo. La TV passiva o così la chiamo io, un susseguirsi di programmi televisivi, che non sono seguiti, o peggio ancora avere il coraggio di rivedere repliche di cose già viste. Assolutamente no.
Non sto dicendo che diventerò di quelle, TV mai, TV spenta, ma il mio tempo è più prezioso della replica di un programma già visto, quindi mi concentrerò solo su quello che davvero mi interessa e preferirò film o serie TV all’ennesimo talent show.


Questa è la mia lista dei miei buoni propositi. Quest’anno lo voglio dedicare a me, a ritrovare me stessa e stare bene con me stessa.
Per una volta il centro di tutto voglio essere IO, mi sono accorta che metto a tal punto le esigenze degli altri davanti a tutto al punto di annullare me stessa e mai come nel 2016 questo mi ha reso infelice.
Credo di avere diritto a ritrovare la mia felicità o almeno provare a cercarla.








La ricetta di oggi viene da qui, io ho fatto solo delle modifiche sulla qualità di farina e sul tipo di zucchero


INGREDIENTI
con questa dose ho fatto circa 14 brioches con un peso ciascuno di 40gr di impasto

130 g di farina 0
125 g di farina Manitoba
1 uovo
100 ml di panna fresca
10 g di lievito di birra fresco
60 g di burro
50 g di zucchero di canna
Buccia grattugiata di arancia e limone biologici
un pizzico di sale

PROCEDIMENTO

Intiepidire leggermente la panna e sciogliere il lievito di birra, con un cucchiaino di zucchero sottratto al totale richiesto.
lasciar agire per una quindicina di minuti.
Nel mentre una volta pesato tutti gli ingredienti, versare nel boccale della planetaria le due farine lo zucchero, la panna con il lievito ed iniziare ad impastare il tutto
Dopo un paio di minuti aggiungere l’uovo leggermente sbattuto a parte in un piattino e lasciare che l’impasto lo assorba completamente.
A questo punto aggiungete il burro a tocchetti un pochino per volta facendo assorbire ogni volta la quantità di burro prima di aggiungerne altro.
In ultimo aggiungere il pizzico di sale.
Ci vorranno circa 12-15 minuti prima che l’impasto sia bello incordato ed elastico.
A questo punto metterlo a lievitare in una ciotola coperta da pellicola in un luogo tiepido fino a quando non avrà triplicato il volume.
Quando l’impasto sarà pronto porzionatelo nel peso che preferite, io volevo fare delle brioche mignon per scacciare i sensi di colpa, e ho tenuto un peso di 40 gr di impasto, ma volendo potete farle più grandi.
Anche nella forma fate quella che preferite o quella che sapete fare meglio.
Io ho fatto quelle che a casa mia chiamiamo “chioccioline”, un vermino di pasta che arrotoliamo su se stesso, ma lascio a voi la creatività della forma.
A questo punto le brioche mignon devono nuovamente lievitare fino a quando non avranno raddoppiato di volume.
Appena sono pronte accendere il forno a 180 gradi e prima di infornare spennellare con un pochino di latte tiepido ed un pennello.
Essendo cosi piccole cuoceranno in circa 10 minuti.
Sfornare e lasciar raffreddare su una gratella.
Si conservano morbide per tre-quattro giorni purché conservate in una busta ermetica.

Sono buone sia cosi al naturale che farcite con un crema al cioccolato o marmellata.

Adatte per una colazione o per l’ora del tè.

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