sabato 20 settembre 2014

Il Signore degli Anelli



"Non rivolgerti agli Elfi per un consiglio, perché ti diranno sia no che sì" (Frodo a Gildor)

Nella mia esperienza di letture fantasy, raramente avevo considerato la possibilità di leggere “Il Signore degli Anelli”. L’ho sempre ritenuto la base di ogni biblioteca fantasy, un capolavoro, ma purtroppo la sua fama di libro pesante e noioso l’ha sempre preceduto, e quindi non l’ho mai neanche tirato fuori dalla libreria.
Il gennaio scorso, però, ho preso il coraggio a due mani e ho iniziato a leggerlo. Avevo deciso di fare la tesina di maturità sul genere fantasy nella letteratura e i giochi di ruolo che ne sono derivati, e facendo un po’ di ricerche, mi sembrava che “Il Signore degli Anelli” fosse significativo a questo proposito e che avrei dovuto conoscerlo bene per poterlo citare correttamente. Ma l’unico modo però per conoscere un libro è leggerlo, e da qui la mia decisione.
Ho iniziato così a parlarne con chi l’aveva letto per capire se era davvero così noioso, giusto per farmi un po’ di coraggio. Tralasciando mio padre che leggerebbe qualsiasi cosa, ho chiesto al mio migliore amico, che l’ha letto quando aveva quattordici o quindici anni, e mi ha subito detto che era un bellissimo libro, e davvero solo un pochino pesante. Invece mio fratello mi ha affiancato nella lettura, in parte incoraggiato dalla mia pazzia, ma poi mi ha superato in modo irreparabile e l’ha finito un paio di mesi prima di me.
Per finirlo prima della chiusura dei programmi avevo calcolato che dovevo leggere almeno 10/11 pagine al giorno, e ho mantenuto il ritmo in modo molto costante fino alle vacanze di Pasqua, dopo le quali mi sono un po’ persa, finendo con un mese di ritardo, ma ancora in tempo per l’orale.
Nonostante la lettura forzata, mi sono goduta il libro, anche se con qualche accorgimento che poi vi dirò.
Oltre alla storia, mi ha appassionato l’ambientazione, semplicemente perfetta. Si nota infatti quanto Tolkien abbia elaborato con precisione e passione la storia e la cultura della terra di mezzo, ma un po’ troppo spesso le inserisce nella storia, rallentandola. Scrive infatti le canzoni che i suoi personaggi cantano durante l’avventura e descrive con così tanta precisione le regioni che attraversano che potresti farne una cartina. Io, lo ammetto, sono un po’ allergica alle descrizioni, e quando leggo mi immagino l’ambiente e i personaggi mentre li presentano, ma spesso a modo mio. Accade così che a volte la descrizione dell’autore strida fortemente con quella che mi sono creata nella mia testa. In quei casi io faccio una cosa molto semplice: infastidita, ignoro la descrizione. E così ho fatto, ma ho dovuto farlo un po’ troppo spesso.
Ha poi reso lenta la lettura la terribile mancanza di discorso diretto. Passano davvero pagine e pagine senza che i personaggi dicano una parola rendendo partecipe il lettore, se non spiegando brevemente l’argomento della discussione e la decisione presa. In particolare mi ha deluso la pochissima importanza data a Gimli e Legolas, si sa che diventano amici, ma la loro amicizia e loro stessi sono praticamente invisibili.
Sono rimasta basita invece dall’intreccio. Dopo che la compagnia dell’anello si separa (alla fine del primo) la storia si divide in due: ciò che accade alla restante parte della compagnia dell’anello da un lato; Sam e Frodo in cammino verso il Monte Fato dall’altro. La cosa che ha sorpreso me e mio fratello è stata che Tolkien ha deciso di dividere i libri in due, raccontando prima tutta una storia e poi tutta l’altra, invece che alternare i capitoli delle due storie. Era la prima volta che leggevamo un libro simile. E questa scelta ha reso insopportabile la parte di Sam e Frodo che è (giustamente) molto angosciante, troppo per essere letta tutta di fila. Il mio consiglio per chi volesse leggerlo, quindi, è di leggere alternando un capitolo di una storia con uno dell’altra. Non procedono parallelamente in modo esatto, ma abbastanza da capire la trama, rendendo in contemporanea le parti angoscianti più leggibili. Io l’ho letto con questo accorgimento, e ha funzionato perfettamente tranne per gli ultimi capitoli della parte di Frodo e Sam, dove la compagnia dell’anello si ritrova.
Un altro particolare che non mi è piaciuto è la difficile introspezione dei personaggi. A volte sembra infatti che prendano una decisione, ma poi non si capisce se la cambiano, la mantengono o tornano a una precedente. E oltre a quale decisione prendono, non si capisce neanche se i personaggi hanno una vera motivazione oppure se l’autore li costringe per far tornare la storia, e ciò elimina il realismo e fa apparire i personaggi come marionette nelle mani dello scrittore.
Ma ci sono anche dei lati positivi: mi sono affezionata molto ai personaggi e mi ha fatto apprezzare molto i film, che prima non avevo mai capito completamente a causa dei tantissimi nomi simili, che nei film si confondono. Nel libro, invece, hai tempo e spazio per conoscere bene tutti.
I libri e i film, poi, si completano a vicenda. La storia d’amore tra Aragorn e Arwen nel libro è presente solo nelle appendici, tanto che quando alla fine si sposano ci sarebbe davvero da chiedersi “Ma questa chi è? Da quando si dovevano sposare?”. Al contrario nei film non si sa nulla dell’innamoramento tra Faramir (uno dei miei personaggi preferiti) ed Eowyn, che invece è una delle scene più tenere di tutti e tre i libri.
E a proposito di questi personaggi, molti criticano l’assenza di figure femminili rilevanti. In questo caso però mi trovo a spezzare una lancia a favore di Tolkien che si è ispirato principalmente alla tradizione cavalleresca medievale. Questo si nota nelle forti manifestazioni di affetto che Sam dimostra a Frodo, che rasentano l’omosessualità, e si nota nella formazione della compagnia, che se fosse stata un gruppo misto non sarebbe stato un esempio di moralità. Non dico di essere d’accordo di non inserire femmine, ma Tolkien ha avuto le sue buone ragioni.
Infine voglio dedicare due parole a Sam, che come diceva la mia prof. di italiano delle medie, è il vero eroe. Grazie a Sam, che si toglie il pane (elfico) di bocca, che custodisce l’anello quando crede che Frodo sia morto e che prende in braccio Frodo per portarlo direttamente nella bocca del vulcano, l’anello viene distrutto. Nei film si sa poco della sua vita, mentre nei libri si apprezzano molto i modi di dire del Gaffiere, suo padre, che Sam ripete spesso e ci si intenerisce per il suo amore per Rose, di cui sente la mancanza. Alla fine del libro, inoltre, Tolkien si sofferma a descrivere la famiglia di Sam e i suoi numerosissimi figli.
Parti negative e positive forse si compensano, ma l’ho trovato comunque lontano dal gusto attuale, tanto che io e mio fratello ci siamo chiesti spesso come sia possibile che questo libro sia tanto stimato. Nonostante ciò e il fatto che non mi fiderò più dei pareri del mio migliore amico riguardo i libri (ora ha infatti abbandonato i fantasy per i libri approvati dal mondo letterario “serio”) credo che un appassionato di fantasy dovrebbe leggere almeno una volta nella vita “Il Signore degli Anelli”, almeno per ciò che rappresenta.
Come ho scoperto scrivendo la tesina, infatti, Tolkien ha il grande merito di aver creato un vero mondo fantastico. Prima di lui le storie venivano inserite nella realtà attraverso sogni, allucinazioni o in cornici particolari, che facevano sempre intendere che tutto ciò non era reale. Tolkien invece ha avuto il coraggio di eliminare queste cornici e immergere il lettore direttamente nel mondo fantastico e senza introduzioni.
Sempre scrivendo la tesina, però, ho anche capito che questa lettura non era così essenziale…ma ormai avevo già superato la metà ed era una sfida tra me e il libro, quindi ho continuato la lettura, e ne è valsa la pena.
E voi? Lo avete letto o avete intenzione di farlo?
Fabiana  

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