mercoledì 22 aprile 2015

Ritorno alla lettura: Flatlandia e Siddharta



Ritorno a questa rubrica dopo, lo ammetto, una lunga assenza. Ma posso giustificarmi dicendo che non è stata tutta colpa mia. A febbraio infatti la professoressa di Letteratura Italiana Contemporanea disse -Nel terzo modulo parleremo di due libri: “Una questione privata” di Beppe Fenoglio e “Fausto e Anna” di Carlo Cassola. Per l’inizio di aprile dovete averli letti entrambi, magari anche due volte-
Il primo è il libro neorealista per eccellenza, quindi quando parla dei partigiani non tralascia le parti meno eroiche e brutali, e ha una fine penso volutamente poco chiara e incompleta. Poi forse a voi Cassola ricorderà con piacere “La ragazza di Bube”, anche noi ci speravamo, ma “Fausto e Anna” ebbe successo solo come suo eco e ha un’atmosfera molto diversa.
Tristemente occupata in queste letture per dovere (anche se ovviamente non ci penso minimamente a leggerli due volte) ho tralasciato quelle per piacere.
Ma da quando ho preso la buona abitudine di leggere in treno e soprattutto ho finito questi due libri, le mie letture sono ricominciate vivacemente e ho anche ripreso in mano la vecchia lista di questa estate.
Il primo che ho letto è stato “Flatlandia” di Edwin A. Abbott (recensito da me più approfonditamente qui), appunto da quell’elenco. Di questo misterioso libro conoscevo solo a grandi linee la storia: un piano abitato da forme geometriche, tra le quali un quadrato scopre che esiste un’altra dimensione grazie a una sfera che lo tira su dal piano e lo invita a far comprendere questa verità anche ai suoi simili. Nei loro ragionamenti si può intravedere un piccolo trattato sulla geometria multidimensionale, ma non spaventatevi, è del tutto fuso con la storia e passa inosservato.
Ma l’autore non si è limitato solo alla storia, la sua bravura sta nel raccontare con molti particolari la cultura degli abitanti del piano: come costruiscono le abitazioni, pentagoni aperti su un lato; norme di comportamento per le donne che sono linee e quindi rischiano di perforare gli uomini se non fanno attenzione; come si riconoscono tra di loro anche se solo linee di diverse tonalità di grigio. Oltre a ciò ha creato anche una storia passata e una struttura burocratica, amministrativa e legale.
Non bisogna dimenticare la critica sociale insita in questo libro. Ogni forma geometrica ha il suo grado sociale e la sua intelligenza è misurata in base alla grandezza dei suoi angoli. Sta al lettore, o almeno io l’ho inteso così, capire se davvero i triangoli (angolo di 60°) sono meno intelligenti dei decagoni (angolo di 144°) oppure è la società che glielo fa credere. Tralascio poi le tanto criticate linee a rappresentare le donne, il loro angolo è di 0° e quindi a mala pena senzienti. La società nel XIX secolo era diversa, ed era impensabile in un libro del genere porre le donne allo stesso livello di angolo/intelligenza di un uomo, per quanto non fosse desiderio dell'autore renderle inferiori, ma criticare la società che le trattava come tali.
La fine è un po’ triste, ma del tutto realistica, e quindi rientra perfettamente nello stile del libro.
È breve e davvero piacevole da leggere.
Il secondo libro che ho letto è stato “Siddharta” di Hermann Hesse. Dello stesso autore ho letto qualche anno fa “Narciso e Boccadoro”, e me ne sono innamorata. Così quando circa due anni fa ho trovato un altro libro di Hesse ho provato a leggerlo. Il primo impatto è stato pessimo, era noioso e troppo descrittivo (per forza, era l’inizio) e così ho smesso di leggerlo. Mi capita a volte di non riuscire ad ingranare con un libro, così lo lascio da parte senza insistere e riprovo in seguito, quando ne ho di nuovo voglia.
Così l’ho ripreso in mano adesso. Dopo la parte iniziale che ti inserisce nel mondo della nobiltà indiana, il racconto scorre liscio. Il protagonista Siddharta cerca la via verso l’illuminazione e dopo aver provato alcune dottrine, capisce che seguire le regole di un maestro è inutile, perché quello stesso maestro ha trovato dentro se stesso le risposte, e non in rituali.
Ovviamente la sua vita non sarà un’ascesa continua, avrà delle cadute verso la carnalità e la materialità più bassa, ma riuscirà a risalire e troverà l’illuminazione in un luogo e in un modo totalmente inaspettato.
Ammetto che questo libro incute molta soggezione, molto più di “Narciso e Boccadoro” anche se la tematica della ricerca è la stessa, ma è davvero scorrevole e semplice da leggere. È necessaria però una discreta conoscenza sulla religione buddista, perché molte cose sono date per scontate.
Rispetto a “Flatlandia” è molto difficile scindere la storia dalle sue riflessioni sulla vita, ma certi insegnamenti sono universali e possono essere condivisi anche se non si seguono le ideologie buddiste (questo è sempre un argomento molto spinoso per la nostra società tanto legata alla religione Cattolica) perché rientrano nel buonsenso che però spesso ignoriamo.

Spero di aver stuzzicato la vostra curiosità con questi due libri. Magari anche con quelli di Fenoglio e Cassola, chi lo sa...
Come sempre se avete commenti o domande mi fa molto piacere rispondervi.
Al prossimo libro,
Fabi

martedì 14 aprile 2015

Biscotti mezzaluna ripieni di marmellata






Oggi una ricetta veloce e poche parole ad accompagnarla.
Non perchè sia diventata improvvisamente scarna di parole, ma perchè ogni tanto amo il silenzio.
Ascoltare è mille volte più difficile che parlare, riempire il mondo di "bla bla" a volte è il modo che abbiamo per non ascoltare il nostro piccolo io.
Quindi, oggi faccio di quelle che ascoltano il proprio io e già che ci siamo lo nutro con questi deliziosi biscotti.

BISCOTTI A MEZZALUNA CON MARMELLATA DI LAMPONI
(io all'olio di palma dico no)

250 gr. farina di farro
50 gr. farina integrale
1 uovo
50 gr. zucchero di canna
50 gr. zucchero semolato
1/2 bustina di lievito per dolci
la scorza di mezzo limone grattuggiato
70 ml. olio di semi di girasole
40 ml. di latte appena tiepido
q.b. di marmellata di lamponi o altro gusto a piacere

In una terrina a parte setacciare i due tipi di farina con la mezza bustina di lievito.
In una ciotola sbattere l'uovo con i due tipi di zucchero e quando si avrà un composto chiaro e spumoso aggiungere prima la scorza di limone grattugiata e poi l'olio ed il latte tiepido.
Aggiungere le farine ed il lievito precedentemente setacciate.
Amalgamare tutto fino ad avere un composto abbastanza corposo da impastare quasi con le mani.
Lasciar riposare per circa una mezz'ora.
Passato questo tempo accendere il forno a 170 gradi ed iniziare a preparare le mezzelune.
Sul piano di lavoro ben infarinato stendere l'impasto ad un'altezza di circa mezzo centimetro e con un coppapasta tagliare dei cerchi di circa 10-12 cm (se non avete il coppa pasta va bene anche il bordo di una ciotola ben infarinata, se non avete la ciotola potete fare dei quadrati che ripiegati diventeranno dei triangoli o dei rettangoli che saranno dei saccottini).
Procedere fino a quando non si finisce l'impasto; ora al centro di ogni cerchio mettere un cucchiaio di confettura e chiuderlo su se stesso, sigillando bene i bordi.
Adagiarli su una teglia ricoperta di carta forno e infornarli in forno già caldo a 170 gradi per circa 10-12 minuti o fino a quando non saranno dorati.

mercoledì 1 aprile 2015

Biscotti semplici al cioccolato



Buon Primo Aprile.
Vi assicuro che la ricetta che vi lascio non è un pesce d'aprile, anzi è una vera salvezza per la colazione.
Dal post precedente, quello sui Ghoriba al Limone, è scattata la ricerca di ricette per la colazione facili e veloci.
In fondo le giornate sono più belle e il desiderio di uscire aumenta e quindi è un vero peccato stare troppo dietro a forno e fornelli e sacrificare un po' di felicità fuori all'aria aperta.
Poi il vantaggio di questi biscotti è che li puoi anche portare ad un picnic sul prato o come spuntino per una gita in bici.
La ricetta è semplice e carina ed è una variazione dei Ghoriba al Limone,  ma questo volta con il cacao che vi da energia e tono per affrontare al meglio queste splendide giornate di primavera.
Comunque, pensateci bene: è pazzesco come basti un pochino di sole e siamo tutti più allegri e positivi.







BISCOTTINI SEMPLICI E VELOCI AL CACAO

2 uova
60 gr. zucchero di canna
50 gr. zucchero semolato
90 ml. olio di semi di girasole
30 ml. di latte
250 gr. farina di semola rimacinata
50 gr. di cacao amaro
1/2 bustina di lievito
tantissimo zucchero a velo

Accendere il forno a 170 gradi.
In una terrina sbattere le uova con i due tipi di zuccheri fino ad avere un composto chiaro e spumoso.
In un'altra terrina setacciare la farina il cacao e il lievito in modo che gli ingredienti si mescolino fra loro.
Al composto con le uova unire l'olio ed il latte e mescolare velocemente, aggiungere gli ingredienti secchi (farina il cacao e il lievito) e mescolare velocemente.
In una ciotola versare abbondante zucchero a velo.
Prendere una quantità di impasto pari ad una noce, fare una pallina fra le mani e passarla nello zucchero a velo e posarla su una teglia ricoperta di carta forno.
Continuare così fino a quando non si finisce l'impasto.
Infornare in forno già caldo per 12-15 minuti.
Quando li sfornerete saranno ancora morbidi, solo raffreddandosi diventano friabili; quindi non cedete alla tentazione di rimetterli in forno.
Buona colazione e nei commenti sotto fatemi sapere se vi sono piaciuti.