
Il
primo è il libro neorealista per eccellenza, quindi quando parla dei partigiani
non tralascia le parti meno eroiche e brutali, e ha una fine penso volutamente
poco chiara e incompleta. Poi forse a voi Cassola ricorderà con piacere “La
ragazza di Bube”, anche noi ci speravamo, ma “Fausto e Anna” ebbe successo solo
come suo eco e ha un’atmosfera molto diversa.
Tristemente
occupata in queste letture per dovere (anche se ovviamente non ci penso
minimamente a leggerli due volte) ho tralasciato quelle per piacere.
Ma
da quando ho preso la buona abitudine di leggere in treno e soprattutto ho
finito questi due libri, le mie letture sono ricominciate vivacemente e ho
anche ripreso in mano la vecchia lista di questa estate.
Il
primo che ho letto è stato “Flatlandia” di Edwin A. Abbott (recensito da me più approfonditamente qui), appunto da
quell’elenco. Di questo misterioso libro conoscevo solo a grandi linee la
storia: un piano abitato da forme geometriche, tra le quali un quadrato scopre
che esiste un’altra dimensione grazie a una sfera che lo tira su dal piano e lo
invita a far comprendere questa verità anche ai suoi simili. Nei loro
ragionamenti si può intravedere un piccolo trattato sulla geometria
multidimensionale, ma non spaventatevi, è del tutto fuso con la storia e passa
inosservato.
Ma
l’autore non si è limitato solo alla storia, la sua bravura sta nel raccontare
con molti particolari la cultura degli abitanti del piano: come costruiscono le
abitazioni, pentagoni aperti su un lato; norme di comportamento per le donne
che sono linee e quindi rischiano di perforare gli uomini se non fanno
attenzione; come si riconoscono tra di loro anche se solo linee di diverse
tonalità di grigio. Oltre a ciò ha creato anche una storia passata e una
struttura burocratica, amministrativa e legale.
Non
bisogna dimenticare la critica sociale insita in questo libro. Ogni forma
geometrica ha il suo grado sociale e la sua intelligenza è misurata in base
alla grandezza dei suoi angoli. Sta al lettore, o almeno io l’ho inteso così,
capire se davvero i triangoli (angolo di 60°) sono meno intelligenti dei
decagoni (angolo di 144°) oppure è la società che glielo fa credere. Tralascio
poi le tanto criticate linee a rappresentare le donne, il loro angolo è di 0° e
quindi a mala pena senzienti. La società nel XIX secolo era diversa, ed era
impensabile in un libro del genere porre le donne allo stesso livello di angolo/intelligenza
di un uomo, per quanto non fosse desiderio dell'autore renderle inferiori, ma criticare la società che le trattava come tali.
La
fine è un po’ triste, ma del tutto realistica, e quindi rientra perfettamente
nello stile del libro.
È
breve e davvero piacevole da leggere.
Il
secondo libro che ho letto è stato “Siddharta” di Hermann Hesse. Dello stesso
autore ho letto qualche anno fa “Narciso e Boccadoro”, e me ne sono innamorata.
Così quando circa due anni fa ho trovato un altro libro di Hesse ho provato a
leggerlo. Il primo impatto è stato pessimo, era noioso e troppo descrittivo
(per forza, era l’inizio) e così ho smesso di leggerlo. Mi capita a volte di
non riuscire ad ingranare con un libro, così lo lascio da parte senza insistere
e riprovo in seguito, quando ne ho di nuovo voglia.
Così
l’ho ripreso in mano adesso. Dopo la parte iniziale che ti inserisce nel mondo
della nobiltà indiana, il racconto scorre liscio. Il protagonista Siddharta
cerca la via verso l’illuminazione e dopo aver provato alcune dottrine, capisce
che seguire le regole di un maestro è inutile, perché quello stesso maestro ha
trovato dentro se stesso le risposte, e non in rituali.
Ovviamente
la sua vita non sarà un’ascesa continua, avrà delle cadute verso la carnalità e
la materialità più bassa, ma riuscirà a risalire e troverà l’illuminazione in
un luogo e in un modo totalmente inaspettato.
Ammetto
che questo libro incute molta soggezione, molto più di “Narciso e Boccadoro”
anche se la tematica della ricerca è la stessa, ma è davvero scorrevole e
semplice da leggere. È necessaria però una discreta conoscenza sulla religione
buddista, perché molte cose sono date per scontate.
Rispetto
a “Flatlandia” è molto difficile scindere la storia dalle sue riflessioni sulla
vita, ma certi insegnamenti sono universali e possono essere condivisi anche se
non si seguono le ideologie buddiste (questo è sempre un argomento molto
spinoso per la nostra società tanto legata alla religione Cattolica) perché
rientrano nel buonsenso che però spesso ignoriamo.
Spero
di aver stuzzicato la vostra curiosità con questi due libri. Magari anche con
quelli di Fenoglio e Cassola, chi lo sa...
Come
sempre se avete commenti o domande mi fa molto piacere rispondervi.
Fabi