mercoledì 17 maggio 2017

TREDICI la serie televisiva ed il libro che sto terminando di leggere




La serie come chiunque passi da Internet, Facebook o qualunque social è stato l’evento degli ultimi tempi di Netflix, tanto da portare gli sceneggiatori a farne una seconda stagione.

Il detto “batti il ferro finché è caldo” in questo caso calza perfettamente a pennello, e quindi anche senza un secondo libro e con la storia chiusa e definita già con la prima stagione se ne farà una seconda.
Questo post non vuole entrare nel merito dei meccanismi che regolino la “macchina da soldi” che è lo show business”, ma una riflessione su quello che la visione di questa serie mi ha lasciato.

E’ una serie che affronta un mondo delicato come quello dell’adolescenza e soprattutto l’adolescenza al giorno d’oggi con una sovraesposizione mediatica data dall’uso/abuso dei social network.

E’ una denuncia contro il bullismo, certo io non sono uno psicologo o un sociologo, ma credo che il bullismo sia sempre esistito, e probabilmente mai smetterà di esserci.
Ma allora perché oggi se ne parla cosi tanto?
Quando andavo a scuola io, il bullo era quello della classe, quello del terzo anno, quello del cortile, del palazzo e della piazza.
oggi il bullo chi è?
Ha un volto o utilizza la rete per nascondersi meglio e non esporsi?
Quasi sempre la seconda.
Internet è un grande mezzo, ha rivoluzionato il nostro modo di interagire e vedere il mondo e come tutte le cose se usato bene ci apporta dei vantaggi nella vita quotidiana, ma un uso smodato o improprio, un uso atto a ferire, insultare gli altri può portare a quello che questa serie mostra.
Credo che la serie voglia denunciare questo, voglia denunciare la facilità con cui i giudizi emessi possano “macchiare” una persona di colpe, atteggiamenti o comportamenti che non gli appartengono, ma che gli vengono affibbiati.
La facilità con cui esprimiamo i nostri commenti, nascosti dietro uno schermo, il modo in cui una foto può essere travisata e interpretata sempre nel peggiore dei modi.
La calunnia, il sospetto, la superficialità di giudizio e anche il modo in cui la verità non è sempre quella che si crede o quella che gli altri vedono.

Per concludere, questo mio scritto non voleva essere né un racconto della serie, è un attimo scivolare nello spoiler e né una lezione sociologica, ma semplicemente una riflessione su quello che la visione di questa serie mi ha lasciato.

Nel mentre sto ultimando il libro, qualcuno di voi l’ha letto? 

Lo spazio sotto è per i vostri commenti

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