martedì 18 novembre 2014

Shadowhunters, le Origini


"Qualunque cosa tu sia fisicamente, maschio o femmina, forte o debole, malato o sano... tutte queste cose contano meno di ciò che è contenuto nel tuo cuore. Se hai l'anima di un guerriero, sei un guerriero. Qualunque sia il colore, la forma, il disegno che la nasconde, la fiamma all'interno della lampada rimane la stessa. Tu sei quella fiamma."
(Jem Carstairs a Tessa Gray, in “Shadowhunters, le Origini, l’Angelo")

Ho da poco finito di leggere la trilogia “le origini” della serie di Shadowhunters scritta da Cassandra Clare, sotto consiglio di mia cugina che ha già recensito su questo blog il libro “La città di ossa” della stessa autrice.
Purtroppo però il mio entusiasmo per questa serie è stato in buona misura minore rispetto a quello di mia cugina. Ora che mi ritrovo a doverla recensire mi sento abbastanza incerta su quale sia il mio parere complessivo riguardo a questi libri. Nel complesso, infatti, li ho trovati piacevoli e facili da leggere. C’erano però parti che mi hanno resa molto perplessa. Parti anche rilevanti della trama e dello stile della scrittrice, che rendono la lettura difficoltosa.
Per aiutarmi ho ripensato alla prima parte della recensione che ci veniva insegnata a scuola: analisi delle varie parti (ambientazione, trama, personaggi, stile...) come se fossero entità separate. Mi rendo conto di quanto ciò sia riduttivo per valutare un libro, che non è mai la pura somma degli elementi che lo compongono, ma in questo caso mi appiglio a questo tipo di recensione, cercando di renderla il meno scolastica possibile.
La trama è di per sé molto semplice, tanto che i tre libri potrebbero essere ridotti ad uno solo. Mortmain, che minaccia di eliminare tutti i cacciatori, è presente come costante minaccia nei tre libri, comparendovi però molto poco. Lascia i compiti diretti ai suoi sottoposti mentre i cacciatori tentano invano un metodo per trovarlo. Vi sono quindi nemici minori che in parte segnano il confine tra un libro e l’altro, ma in realtà questo confine è molto lieve.
Inoltre l’autrice sceglie di terminare i libri con un colpo di scena, rendendo ancora meno forti i confini tra i libri, in quanto tende a mescolarne le trame.
Chiunque conosca Cassandra Clare, saprà quanto ami i colpi di scena e la souspance. Queste tecniche rendono senza dubbio la lettura stuzzicante, ma secondo me a volte eccede in senso contrario, soprattutto nel primo libro. Dà al lettore una sensazione di insicurezza, perché quello che hai appena letto può da un momento all’altro essere sconvolto.
A controbilanciare la trama semplice vi è un notevole approfondimento delle emozioni dei personaggi. I protagonisti hanno un carattere ben delineato e abbastanza coerente, che l’autrice riesce a far percepire in modo concreto al lettore. Per questo anche è un libro molto amato dalle adolescenti.
Le norme comportamentali sono diverse dalle nostre (in quanto ambientato nel XIX secolo) tuttavia viene spontaneo immedesimarsi nei personaggi e anche scegliere il proprio eroe preferito. Le lettrici infatti si dividono generalmente tra le amanti di Will (come mia cugina) e di Jem (come me).
Anche l’ambientazione è molto curata e legata all’epoca in cui è ambientata. L’autrice inoltre riesce a far dialogare il proprio racconto con altre opere della letteratura inglese di quel tempo, facendole citare ai suoi personaggi e rendendo il racconto molto più reale.
Nonostante sia di genere fantasy, la realtà è approfondita e precisa quanto l’immaginazione. Anche le zone di Londra descritte dall’autrice, infatti, sono strade reali ed esistenti a quel tempo.
L’ambientazione (intesa come la parte magica dell’opera) è la parte migliore di questi libri. È elaborata (i cacciatori hanno un sistema di governo e regole ben precise) ma anche comprensibile in modo chiaro, in quanto descritta in modo preciso e coerente dall’autrice. Ma soprattutto è davvero originale e fantasiosa, l’ho apprezzata molto.
Giungo così al termine della mia recensione a dover affrontare la domanda finale: consiglio questa lettura?
Personalmente non so se rileggerò presto questi libri. Mentre li leggevo ero spinta dalla curiosità, ma giunta alla fine (sebbene toccata dalla vita dei personaggi) non me ne sento legata. Vi sono invece altri libri nei quali giunta alla fine e guardandomi indietro provavo affetto verso i personaggi e la trama, anche se mentre li leggevo non mi hanno commosso (penso ad esempio al “Ciclo dell’eredità” di Christopher Paolini o a “Queste oscure materie” di Philip Pullman).
Preferisco infatti creare con i personaggi un legame profondo, ma meno prorompente, rispetto ad uno basato solo sulla pietà per le loro vicende commoventi. E in questi libri ho trovato molto il secondo tipo di rapporto, più immediato, più esplosivo, ma che poi svanisce altrettanto presto.
Spero di non avervi fatto passare la voglia di leggerli (come purtroppo è successo a uno dei primi che ha letto questa recensione) e se l’ho fatto mi scuso, perché comunque sono libri piacevoli.
Invito invece chi l’ha già letto a farmi sapere il suo parere, anche se contrario al mio, direi soprattutto se contrario.
Al prossimo libro
Fabi

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