venerdì 26 febbraio 2016

Risotto viola al cavolo viola



La magia dei colori nel cibo.
Qualcuno di voi ha mai pensato che il cibo oltre ad essere nutrimento è anche colore.
E' una tavolozza da cui attingere per fare abbinamenti sempre nuovi ed accostamenti sempre più belli.
Non c'è solo il sapore, ma anche la vista da appagare; a volte guardare la bellezza dei colori del piatto che abbiamo di fronte già ci rende felici.

Ci avete fatto caso che molto spesso i nomi dei colori si abbinano al cibo più velocemente che il loro sapore, se qualcuno vi chiede di che colore è il lampone, automaticamente rispondete Rosa mentre se qualcuno vi chiede di descrivere il sapore, siete più titubanti, perché magari non è un frutto che apprezzate particolarmente, ma sul colore siete sicuri, zac, risposta immediata.
Per tutti il pomodoro è rosso, mentre sulle qualità di ortaggi esistenti, i più preparati ne sciorineranno dal Pachino al pomodoro a "grappolo", passando per il "San Marzano" fino ad arrivare al "Cuore di Bue", ma per gli altri sarà quel bell'ortaggio tondo tondo che si compra al supermercato o al mercato dei contadini.

Cercate i colori nella cucina, offrite piatti che abbiano bei colori, ma colori veri.
La natura ce ne offre tantissimi e non ce n'è bisogno di ricrearli con sostanze artificiali ed affini.

La ricetta di oggi è un risotto viola, e si ottiene con lo splendido cavolo viola e vi assicuro che non ci sono coloranti, la Natura offre tutto quello che ci serve.

INGREDIENTI PER 2 PERSONE

1/4 di cavolo viola
160 gr. di riso Vialone Nano (o il riso per risotti che preferite)
brodo vegetale q.b.
40 gr. di formaggio spalmabile  per mantecare
parmigiano reggiano q.b.

Per prima cosa pulite il cavolo viola e tagliatelo a listarelle sottili.
Mettetelo a stufare per una ventina di minuti in una padella con un filo d'olio.
Se questo risotto è solo per adulti potete sfumare con un po' di vino rosso e dell'acqua all' occorrenza; se invece è anche per dei bambini sfumate solo con acqua.
Quando è ben cotto, frullate fino ad ottenere una bella purea liscia e tenete da parte.
In un'altra pentola versare un filo d'olio e tostate ben bene il riso.
Quando sarà ben tostato aggiungete un paio di mestoli di brodo vegetale e la purea di cavolo rosso.
Mescolare bene ed aggiungere altro brodo ogni volta che è necessario fino a quando il riso non sarà ben cotto.

Spegnere il fuoco e mantecare con il formaggio spalmabile finché non sarà ben sciolto e servire a tavola con abbondante parmigiano.

Avete visto che bei colori e che bontà.
P. S. Può essere una buona soluzione per far mangiare un pochino di verdura ai bambini.


domenica 14 febbraio 2016

Zuppa invernale con zucca , quinoa e bulghur


Eccoci qui!!
Un altro weekend chiusi in casa, causa topo malato.
Credo che sia un male generale, vuoi le scarse piogge, le mezze stagioni che non ci sono più', il freddo che non arriva età etc...ma qui i weekend tabardati in casa si accumulano inesorabilmente sul calendario.

Ormai abbiamo fondato un nuovo stile di vita " gli spiaggiati da divano", quindi largo a cuscini coperte e serie TV come non ci fosse un domani, tanto è questo quello che ci tocca ed allora tanto vale godersela.


Se però proprio volete fare un salto in cucina, che ne dite di questa bella zuppa calda e corroborante.
Non ho le dosi esatte, ma si sa la zuppa e' qualcosa di rustico e casalingo e non una scienza esatta.







INGREDIENTI per 2 persone
1 fetta di circa 300 gr di zucca
Brodo vegetale (se avete fatto quello essiccato del mio blog, usate quello)
Un rametto  di rosmarino
Olio evo
150 gr. Quinoa e bulghur ( io ho usato questa qui)


Pulire bene bene la zucca e tagliarla a dadini.
In una casseruola mettere un filo d'olio e i dadini di zucca  ed il rametto di rosmarino e cuocere aggiungendo brodo vegetale per una ventina di minuti o fino a quando non sarà sufficientemente morbida da essere frullata. Controllare se è salata al punto giusto
A parte cuocere la quinoa e bulghur come da istruzioni sulla busta.
Frullate la zucca togliendo il rametto di rosmarino.
Unire la purea di zucca ed il bulghur e quinoa e se si vuole far insaporire di più far mantecare per al massimo un paio di minuti in pentola .
Servire con un filo di olio crudo.

Buon appetito.


venerdì 5 febbraio 2016

Insalatina invernale con arancia, mele e fichi secchi

Oggi la ricetta di oggi è una non ricetta, niente pentole padelle, fuochi e fiamme.
E chiamarla ricetta è un pochino esagerata, in quanto è un simpatico "assemblare ingredienti".
Ma, si sappia, anche le foodblogger hanno i giorni no, i giorni che tornati a casa dall'ufficio alla sola idea di cucinare gli viene già voglia di dire no.
Oggi non cucino, bella gente che vive con me, oggi "cucina sciopera", oggi vi lascio tutti li a guardare quei quattro yogurt tristi in frigo e non vi preparo nulla.
Oggi è il "NOT-DAY"…ma poi ci ripenso, guardo quei musoni tristi e capisco che qualcosa va cucinata e voilà ecco assemblata un'insalata veloce e colorata.
E siccome, ora vanno di moda i nomi pomposi, non la chiamo l'"insalata del not-day" ma "insalatina invernale".

Quindi se anche oggi è il vostro "not-day" il mio consiglio è almeno assemblate questa insalata, ci va un attimo e almeno in tutto questo tripudi di colori ritrovate un po' di spirito per cucinare il giorno dopo.

INGREDIENTI (con dosi opinabili, non si pesa il not-day)

una manciata di valeriana
due arance
1 mela matura
8 fichi secchi
olio evo
aceto balsamico
una presa di sale marino integrale

In una insalatiera bella (almeno proviamo a salvare la forma) mettiamo la valeriana lavata ed asciugata. Vi consiglio la valeriana, perché non va tagliata.
A parte sbucciare una mela e tagliarla a spicchi sottile, togliere la scorza alle arance e tagliarli a spicchi.
Prendere i fichi secchi e tagliarli in quattro.
Versare questi ingredienti nell'insalatiera dove la nostra valeriana sta aspettando.
Condire con olio evo, aceto balsamico e sale marino integrale.
Girare ben bene e buon appetito.

martedì 2 febbraio 2016

Sofocle, la tragedia di Antigone







Tra le mie varie letture da treno, ultimamente mi sono avvicinata ad un genere particolare: la tragedia greca.
Ho sempre amato la mitologia, ma sui libri scolastici. Il mio approccio con libri seri come la Teogonia o le Metamorfosi erano pieni di entusiasmo, ma lo stile mi smorzava subito. Sono poemi, perciò scritti in metrica, con figure retoriche e tante belle cose che sono importanti letterariamente, ma rendono la lettura difficile e pesante.
La prima tragedia che ho letto, invece, mi ha subito entusiasmata, in parte perché ero curiosa di sapere quale tra i vari finali tragici potesse avere (che sarebbe stato tragico era ovvio) ma soprattutto per il linguaggio e i toni sferzanti che mi hanno sorpresa e divertita molto, ed è quella di cui vi parlo ora, Antigone.
La partenza è improvvisa, spiazzante e un po' confusa per noi che non viviamo a pieno le storie mitiche. Poiché la tregedia doveva durare al massimo 24 ore, dà per scontato l'antefatto, che io ora brevemente vi riassumo.
Edipo diventa re di Tebe, perchè riesce a sconfiggere la sfinge che minacciava la città e il re viene ucciso da un viandante sconosciuto e mai ritrovato. Si innamora della vedova del re e la sposa. Da lei avrà quattro figli: Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Scopre diversi anni dopo (narrato nella tragedia, sempre di Sofocle, Edipo re) di essere lui il viandante che ha ucciso il re, suo padre, e aver giaciuto senza saperlo nel letto della propria madre. I genitori lo avevano abbandonato da piccolo per evitare che la profezia che prediceva tutto ciò si avverasse e lo credevano morto. Distrutto dalla scoperta, si acceca la moglie/madre Giocasta si trafigge con un pugnale.
I figli maschi e gemelli, Eteocle e Polinice, lottano per il potere e scoppia una guerra civile che culmina con l'esilio di Polinice. Così assedia Tebe e durante un combattimento i due fratelli si uccidono a vicenda. Creonte, fratello di Giocasta, prende il potere e ordina che il corpo di Polinice, poiché ha attaccato la propria patria, rimanga  insepolto, pena la morte per chiunque lo seppellisca.
Qui inizia la tragedia di Antigone, che cerca di convincere la sorella Ismene a seppellire di nascosto il fratello. Sostiene che sia una punizione troppo grave quella scelta da Creonte, anche per una colpa come quella (per i greci era uno dei più grandi obblighi morali verso gli dei seppellire i morti, più di una volta vengono elogiati eroi che hanno dato la sepoltura ad un uomo, anche se sconosciuto). Ismene però ha paura di andare contro la volontà del re e Antigone agisce da sola.
Due volte seppellisce il cadavere e due volte viene disseppellito, alla seconda viene scoperta e condotta dal re per essere punita. Qui inizia la parte più viva della tragedia. Antigone è una donna di carattere e, visto che la sua fine è segnata, non teme nulla e non trattiene commenti sferzanti e riflessioni sentite ma lucide che portano nel torto il re caparbio e sbalordiscono il lettore.
È una tragedia breve ma intensa, dove però trovano spazio forti emozioni, convinzioni e ripensamenti, verso un finale che mi ha stupito. E la consapevolezza che almeno uno dei personaggi sarebbe morto alla fine (non si sarebbe chiamata tragedia altrimenti) stranamente non mi ha rovinato la lettura. È difficile che io legga storie lacrimevoli o tragiche e per questo dubitavo che le tragedie potessero piacermi, ma sono rimasta sorpresa. E se tutte sono scritte con un brio simile, non mi stupisce che i greci le amassero tanto (come sottolineo anche in un mio articolo). In fondo gli antichi greci erano uomini come noi, e lette per piacere le loro opere non sembrano così male, non trovate?
Fabiana

TORTA CIOCCOLATO "CIOCCOLATOSA" VEGANA





 La cucina è gioia.
Cucinare per gli altri è un atto d'amore.
Nutrire gli altri equivale a prendersi cura di loro, equivale ad amare coloro che mangeranno ciò che cuciniamo,forse, solo per una volta oppure perchè facendo parte della nostra famiglia quotidianamente.
La cucina non è insulti, volgarità, piatti lanciati contro i concorrenti in un format televisivo; non è strategia, non è danneggiare il prossimo.
Cucinare è prendersi la responsabilità di nutrire un altra persona.
Attraverso la cucina passano le nostre emozioni: gioia, compassione, misericordia, premura ed affetto.
Può essere il pranzo più frugale del mondo, ma se lo facciamo con amore sarà il dono più prezioso che possiamo fare.
Che emozioni potranno mai passare da un piatto fatto con l'intento di danneggiare il proprio concorrente, fatto nel terrore di essere giudicati o fatto per vincere?

Vi lascio con questa riflessione e vi dico che la ricetta di oggi è una torta buonissima e cioccolatosa, la cui ricetta viene dal sito di Marzia e che io ho leggermente modificato e sopratutto adatta se come succede a me avete a merenda un bimbo intollerante al lattosio.











INGREDIENTI
230 gr. farina integrale
120 gr. zucchero di canna
100 gr. cioccolato fondente di buona qualità
1 bustina di lievito per dolci
230 gr. di latte d'avena
40 ml. olio di girasole biologico

Accendere il forno in modalità ventilata a 180 gradi.
Sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente e lasciarlo intiepidire.
In una ciotola capiente versare la farina, lo zucchero ed il lievito per dolci e mescolare velocemente, aggiungere l'olio ed il latte d'avena e girare con attenzione affinchè non si formino grumi.
Aggiungere il cioccolato precedentemente sciolto e mescolare fino ad avere un composto ben omogeneo.
Versare in una tortiera da 20 cm, precedentemente rivestita di carta forno ed infornare per 30 minuti.
La cottura varia da forno a forno, quindi vale la prova stecchino.

Buona appetito!